Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:36
Calcio

Pace figlia dei successi azzurri

Al clima di riappacificazione nazionale hanno di sicuro contribuito i due successi esaltanti dell’under 21 di Baldini e il 3 a 1 confortante di Roberto Mancini sulla Turchia

Italy's Riccardo Calafiori celebrates after scoring his side's second goal during the UEFA Nations League soccer match between Italy and Turkey in Bologna, Italy, Monday, Oct. 5, 2026. (AP Photo/Antonio Calanni)

A dar retta ai diretti interessati, la guerra santa del Foro Italico sarebbe finita uno a uno con inevitabile palla al centro. Agli occhi nostri e dell’opinione pubblica, mai così unanime nelle stroncature, invece è andata diversamente. Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, ha salvato l’unità della sua giunta e conservato la poltrona riconoscendo addirittura al rivale il titolo di «vittima» e non certo di «aggira-regole», ritagliandosi l’immagine di custode di codici e pandette; Giovanni Malagò «con la schiena dritta» (così si è auto-ribattezzato) ha raccolto la mano tesa mostrando affetto verso gli ex colleghi della giunta e accettando di cambiare cappello (da presidente a commissario, senza vice, fino al 14 dicembre, giorno delle nuove elezioni) per due mesi; il ministro Andrea Abodi infine ha sicuramente capito che l’invasione di campo nel mondo del calcio non è cosa buona né giusta e soprattutto non giova all’immagine del governo prossimo all’appuntamento elettorale. Al clima di riappacificazione nazionale hanno di sicuro contribuito i due successi esaltanti dell’under 21 di Baldini e il 3 a 1 confortante di Roberto Mancini sulla Turchia con una produzione di calcio divertente e di gol (9 complessivi in poche ore) da far pensare che il precedente disastro azzurro fosse stato solo una pericolosa allucinazione e non una deprimente realtà. A questo punto sarebbe utile che anche il vincitore della disfida del Foro Italico, Malagò, riconoscesse l’errore commesso quando chiamò come capo-delegazione del club Italia, Diana Bianchedi, vice-presidente vicario del Coni. Non per la persona, di limpida fede sportiva, ma perché la scelta ha avuto il sapore acido di volersi rinchiudere nel bunker di pochi fedelissimi umiliando il calcio, incapace di esprimere una personalità di identico spessore.