Ci sono persone che senza saperlo, sono legate per la vita. E anche quando le loro strade prendono sentieri diversi, ci pensa il destino a trovare un modo per tenerle unite. Pippo e Ringhio. Inzaghi e Gattuso. 219 partite giocate con la stessa maglia: 198 con il Milan, 21 con la Nazionale. In rossonero sono diventati leggende, vincendo insieme due Champions e altrettanti scudetti. Insieme, appunto. Anche nel salutare il Diavolo, il 13 maggio 2012 in un San Siro colmo di lacrime per l’ultimo tributo ai suoi beniamini. In mezzo quel Mondiale del 2006, un’altra pagina di storia indelebile vissuta fianco a fianco. E oggi, distanti un’ora e mezzo di aereo, guidano i rispettivi campionati. Ringhio con la Lazio, che alla vigilia del campionato sembrava destinata alle zone poco nobili della classifica. Pippo in Serie B con il Palermo, alla ricerca di quella promozione che l’anno scorso è sfumata in semifinale dei playoff. Ma prima di guardare tutti dall’alto in basso, di buche da allenatori ne hanno prese parecchie e di bocconi amari ne hanno ingeriti tanti, per primo quello alla guida del loro Milan. Inzaghi è stato esonerato dopo un solo anno chiuso al decimo posto (2014-15), Gattuso, subentrato a Montella, è durato qualche mese in più prima della rescissione del contratto nel 2019. Di favole senza lieto fine però ne hanno vissute altre: Inzaghi sulle panchine di Bologna, Brescia, Reggina e Salernitana, Gattuso con Fiorentina, Valencia, Marsiglia e, per ultima, la Nazionale.
Dopo quell’addio congiunto al Diavolo non hanno più vestito una stessa maglia, eppure qualcosa li ha sempre collegati. Le piazze in cui hanno allenato, ad esempio: non solo Milano, anche Pisa e Palermo. Con caratteri diversi, erano il giorno e la notte in campo e lo sono anche in panchina, ma sempre con i loro principi. Carota e bastone Gattuso, che dopo otto giornate è in testa insieme all’Inter con sette vittorie e un solo pareggio (proprio contro il Milan). Dialogo e supporto costante Inzaghi, che dopo aver battuto nel finale la Carrarese guida la classifica con cinque lunghezze di vantaggio. Campionati, metodi e colori differenti, un desiderio comune: rimanere lassù in alto più a lungo possibile. Vent’anni dopo quelle notti magiche tedesche, ancora loro due. Pippo e Ringhio. Inzaghi e Gattuso. Forse ha ragione Venditti, quando canta che «certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano».
