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Cinema

Il cinema sta benone. E ancor di più in tv

Al MIA presentata una ricerca: più venti per cento di spettatori in sala rispetto al 2025. E i film poi vengono visti otto volte di più in streaming e reti free

Zalone batte Zalone, "Buen camino" è il film più visto di sempre

Oh, ma che bella notizia: il cinema italiano è vivo e vegeto. Non solo è sopravvissuto al Covid e a tutte le sventure degli ultimi anni, ma cresce insieme a noi. E a certificarlo sono i dati di un rapporto dell’Anica, l’Associazione nazionale industrie cinematografiche, presentato oggi nell’ambito del MIA (mercato internazionale dell’audiovisivo) in corso in questa settimana a Roma. Non solo i film registrano più presenze e più incassi nelle sale, ma vivono di una sempre maggiore fruizione sulla pay tv e sulla tv tradizionale. Difatti, la ricerca tra “sala e salotto” realizzata da Ergo Research per Anica si intitola “Il consumo dei film in Italia. Il pubblico tra esperienza in sala e altri schermi”.

Cominciamo dal dato che fa sorridere gli esercenti e i produttori che, per una volta, non battono cassa chiedendo maggiori finanziamenti al governo: nel primo semestre del 2026 gli ingressi nelle sale, cioè i biglietti staccati, hanno raggiunto quota 40,6 milioni (+19 per cento rispetto al 2025), riportando il bacino di spettatori a 21,9 milioni. E, prendendo in considerazione gli ultimi 18 mesi, con 29,6 milioni di individui, ai livelli pre-pandemia. Gran parte di questi risultati è dovuto al mega successo del film di Checco Zalone “Buen Camino” (9,6 milioni di spettatori in sala). L’altro fattore positivo è che ad andare al cinema è soprattutto il pubblico giovane (il 56% degli ingressi - in questo caso si analizza l’anno solare 2025 - è generato dagli under 35, con un’età media della platea di 36 anni), mentre gli over 50 sono i maggiori fruitori dei servizi a pagamento. Ma è proprio su questo punto, il passaggio dalla sala al salotto, che s’allunga la vita dei film e s’incrementa anche il margine di ricavi delle tv e dei produttori. Perché se la sala pesa solo per il 2 per cento sulla visione totale dei film (compresi reti gratuite, pay, pirateria), si conferma un volano per valorizzare le successive finestre digitali.

Dauna ricerca effettuata su un campione di 7000 intervistati, emerge che per ogni biglietto staccato al cinema si registrano 8 visioni sui servizi pay, dato che schizza a 19 visioni nel caso specifico del cinema italiano. Il 92 per cento dei film italiani passati nelle sale viene poi rivisto in tv, mentre in generale il 60 per cento degli spettatori del cinema lo sono anche della pay tv. Nella top ten dei titoli visti in streaming ci sono “Diamanti” di Ferzan Özpetek, “Le cose non dette” di Gabriele Muccino e “Agata Christian”, fino ai continui rilanci di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

Un quadro accolto con favore dalle istituzioni rappresentatedalla sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, che ha sottolineato il pieno superamento della contrapposizione tra grande schermo e streaming e tirato le orecchie a chi tra i media continua a ripetere che i film finanziati dallo Stato poi non fanno spettatori in sala: “Un film ha una vita molto più lunga che prosegue negli anni attraverso tutti gli altri sfruttamenti pay e gratuiti all’interno di un unico ecosistema”.E ha aggiunto un altro risultato positivo: “Al 21 ottobre registriamo un dato straordinario rispetto allo scorso anno: un 35% in più di di presenze nelle sale cinematografiche e incassi in crescita del 45 per cento” promettendo anche per il prossimo anno la campagna promozionale Cinema Revolution con i biglietti scontati.

Dello stesso parere è Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani di Netflix, che ha constato tutto ciò con i risultati ottenuti da “Buen Camino” passato su Netflix in prima finestra pay: “E’ rimasto per 14 settimane nella top 10 dei film italiani più visti. Il 70% degli atti di visione pay viene da persone che vanno al cinema; non c’è contrapposizione, ma la possibilità di recuperare pubblico e allargare la varietà di visioni”.

Tutto questo potrebbe essere scientificamente accertato (e diventare la base per la vera conoscenza di tutta la televisione) quando si avrà una unica misurazione degli ascolti di tutte le piattaforme streaming che oggi non rendono ancora disponibili i loro dati. La promessa arriva da Lidia Ferraro, di Amazon-Prime Video: “Noi ora vogliamo farci misurare - dice alla platea - Insieme a Disney, Netflix e Google abbiamo stabilito una round table di 12 mesi, entro ottobre 2027, per arrivare a una unica metodologia per i servizi streaming come stabilito da delibera Agcom”.

Insomma, come conclude il presidente di Anica Alessandro Usai, “limitare il giudizio sul successo delle opere cinematografiche al solo dato di box office è ormai fuorviante: i titoli che performano meglio al botteghino catalizzano l’attenzione del pubblico anche oltre la sala, dimostrando che studiare le modalità di consumo è la chiave per permettere ad autori e produttori di intercettare al meglio gli spettatori del futuro”.

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