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Cinema

In un film, la nascita “impossibile” di Rocky

Il nuovo film di Peter Farelly, che proprio al festival presentò Green Book prima dei tre Oscar, è la storia vera di Sylvester Stallone

From left, Anthony Ippolito, Christian Baha and Peter Farrelly pose during the photo call of the movie "Play Rocky", at the Rome Film Festival, in Rome, Monday, Oct. 19, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Cinquant’anni dopo siamo sempre lì. L’ostinazione di un uomo che si fa sogno, americano. Rocky sono io, presentato ieri alla Festa del cinema di Roma e in uscita al cinema il fatidico 31 dicembre, è la quintessenza dell’America, almeno di quella che ci è stata inculcata a forza di immaginario cinematografico. Nel senso che il nuovo film di Peter Farelly, che proprio al festival presentò Green Book prima dei tre Oscar, è la storia vera di Sylvester Stallone, interpretato da un incredibile e camaleontico Anthony Ippolito, un attore sconosciuto con una convinzione incrollabile, non soltanto scrivere la sceneggiatura di Rocky ma addirittura interpretare quel personaggio. Il tono da commedia del film (il regista è pur sempre quello di Tutti pazzi per Mary firmato con il fratello Bobby) non riesce a cancellare il dramma dell’uomo solo, sostenuto solo dalla prima moglie Sasha Czack, che vuole sfondare a Hollywood. I produttori, apprezzata la sceneggiatura del pugile che a Filadelfia mette in scena la sua rivincita morale, vogliono un attore noto per quel ruolo. Ma niente, Sylvester Stallone è disposto a perdere tutto, anche i soldi della sceneggiatura, se non sarà lui a interpretarlo.

Sappiamo tutti come è andata a finire, il film che ha avuto cinque sequel e tre spin-off, vinse tre Oscar su dieci nomination nel 1975 tra cui quella di Stallone che è diventato la leggenda che pure leggiamo oggi a 80 anni nella recente autobiografia Rizzoli The Steps. Come sono diventato Rocky Balboa. «Pensavo di sapere tutto su Rocky racconta il regista statunitense ma poi, quando ho letto la sceneggiatura di Peter Gamble, ho capito che c’erano tante cose che non sapevo tra cui proprio gli ostacoli prima della lavorazione del film. La cosa che mi ha più colpito è che la vicenda di Stallone rispecchiava esattamente quella di Rocky». Anthony Ippolito è Sylvester Stallone e probabilmente lo rivedremo agli Oscar: «All’inizio mi sentivo molto intimidito perché sentivo il peso della responsabilità. Poi ho studiato tantissimo, preso peso e visto molti materiali d’archivio per costruire il personaggio come un affresco».