Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:33
Cinema

“L’Imaginifico” racconta D’Annunzio tra lirica e malinconia

Un documentario riuscito rappresenta la complessa personalità del Vate

Indomito Gabriele d'Annunzio in uniforme

L’idea è di raccontare la multiforme personalità del Vate attraverso quello che è, a tutti gli effetti, «un’autobiografia di pietra» ossia il Vittoriale degli Italiani, la casa-mondo che nel documentario

L’Imaginifico. Gabriele d’Annunzio, diretto da Mauro Bartoli, scritto da Francesca Florimbii e presentato alla Festa del Cinema di Roma, prende forma e sostanza svelando i suoi pochi vuoti e i tanti pieni che danno la misura del rapporto simbiotico con l’arte, e quindi con la letteratura, di Gabriele d’Annunzio. Le sue parole, ancora oggi sorprendenti, tratte da libri, taccuini, appunti e fogli sparsi sono affidate alla voce evocativa di Adriano Giannini mentre, per l’esplorazione degli spazi, ecco le musiche originali di Enrico Melozzi (tra le tante cose uno dei maestri più originali che capita di vedere nelle serate di Sanremo) che alternano toni epici a quelli più lirici e melanconici.

«Il palazzo è vuoto. Fiume è senza musica» scrive d’Annunzio a Luisa Bàccara nel gennaio del 1921, quando il poeta saluta per sempre la sua «città di vita» e apre il capitolo finale della sua vita ritirandosi al Vittoriale degli Italiani dove trascorrerà gli ultimi diciassette anni della sua esistenza.

Molte le testimonianze che ci accompagnano fisicamente all’interno di spazi voluti a sua immagine e somiglianza, in particolare Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e poi Pietro Gibellini, presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio. Ma l’ampiezza del racconto coinvolge anche Daniela Baroncini, Elena Ledda, Angelo Piero Cappello e altri.

La regia di Mauro Bartoli cerca di dare movimento alle loro parole lasciando un respiro più ampio alla dimensione monumentale del Vittoriale spesso ripreso dall’alto con lo sfondo suggestivo della sponda bresciana del lago di Garda dove guarda la sua tomba. L’animazione traduce visivamente la poesia mentre gli ambienti interni vengono esaltati nella loro naturalezza, lasciando anche che la penombra, nella quale immaginiamo immerso il Vate, diventi protagonista.