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Cinema

Nell'inferno di Refn, il regista (di culto) nato due volte

Il danese, morto per 25 minuti durante un intervento, parla del film “Her Private Hell”

"Sesso? Io lo faccio. Von Trier mi pare di no"

Parafrasando il titolo del suo nuovo film, il suo inferno privato Nicolas Winding Refn lo ha conosciuto. Era il 2023 e durante un’operazione a cuore aperto è rimasto clinicamente morto per 25 minuti: «Sono stato molto felice di morire, perché avevo bisogno di ottenere una seconda possibilità» dice il regista che quindici anni fa ha stregato il mondo con il suo capolavoro Drive con Ryan Gosling, protagonista due anni dopo anche di Solo Dio perdona. «La mia fiamma creativa si era spenta mentre ora mi sento in missione divina perché sto trasformando tutte queste emozioni in forza e opportunità» rivela il regista danese di culto, 56 anni appena compiuti, a Roma per presentare il suo nuovo film, Her Private Hell, uscito nelle sale italiane con Mubi dopo essere stato al festival di Cannes fuori concorso.

Si tratta di un thriller ipnotico, mezzo horror e mezzo fantascientifico, in linea con l’estetica del suo ultimo film per il cinema di dieci anni fa, The Neon Demon. In un futuro nemmeno tanto distopico, tutto è avvolto in una misteriosa nebbia nella quale si muovono una giovane attrice (Sophie Thatcher) che sta girando un film diretto dal padre manipolatore e un soldato americano (Charles Melton) che sta cercando la figlia scomparsa. I destini dei due, vedi alla voce paternità, ovviamente s’intrecceranno mentre memoria, realtà e sopravvivenza si scontrano e un serial killer in pelle nera, «The leather man», miete le sue vittime un po’ come nei film di Dario Argento.

E proprio a Pino Donaggio, che aveva composto la colonna sonora di Trauma del maestro italiano dell’horror, è stata affidata la musica onnipresente di questo film: «Avevo in mente di fare un’opera lirica e quindi mi serviva uno che la conoscesse. Così ho deciso di venire qui in Italia, patria dei compositori» dice Refn, che si appresta anche a girare una nuova versione del cult del 1988 di Wlliam Lustig, Poliziotto sadico.

Nonostante abbia realizzato negli ultimi anni ben due serie tv con le piattaforme (Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy), Nicolas Winding Refn dice che questo suo ultimo lavoro è anche «contro l’algoritmo che va sfidato perché bisogna essere trasgressivi, pericolosi e originali. Altrimenti ti viene proposto solo ciò che vuoi vedere o ciò che desideri, senza niente di complesso. Sono cresciuto in anni in cui al cinema si trovavano tanti film diversi e si guardava quello che capitava. Ora è tutto in televisione, dove si passa più tempo a decidere cosa guardare. E non mi pare che sia salutare per la mente».