Domenico Greco, un giovane attore desideroso di entrare nel mondo del cinema, viene trovato ucciso con due colpi di pistola. L’ultimo a vederlo, su richiesta di un importante ma misterioso broker della finanza romana (Luca Ward) per capire se fosse veramente portato per il cinema, è stato Federico, interpretato da Massimo Ghini, affermato giornalista del Messaggero che ha scritto anche una sceneggiatura di successo. Da qui partono le indagini del commissario Margiotta (Carlo Buccirosso) che si addentra nel mondo della Roma bene, tra nobili decaduti, alta finanza e redazioni di quotidiani, e da qui parte l’ultimo film di Enrico Vanzina presentato alla Festa del Cinema, La sera a Roma, che l’ha scritto a partire dal suo omonimo romanzo edito da Mondadori. Tantissimi sono i personaggi che lo sceneggiatore romano mette in scena, tutti accomunati da una certa dose di ambiguità che
rispecchia la loro vita, tra cui quella sessuale: «C’è il tema dell’amore adulto, io sono sposato da 50 anni, e poi ci sono le fragilità umane. È un film sulle bugie, tutti vivono male perché hanno qualche segreto», dice il regista che ricorda come abbia già scritto altri libri gialli e che «con mio fratello Carlo abbiamo fatto vari film di genere, sottolineo Sotto il vestito niente che è uno dei miei film del cuore, ma mai avevo pensato di portare al cinema un mio libro».
Così, ecco tutto un film, prosegue Vanzina, che è «una dedica a un cineasta che stimo molto, Luigi Comencini, in particolare a La donna della domenica che è anche un film popolare».
E poi c’è Roma, una città tentacolare in cui appunto si mischia l’alta società con il popolo, perché «quest’opera vuole essere una sorta di La Grande Bellezza in versione giallo». Film estremamente corale, ci sono anche Martina Stella, Rocio Muñoz Morales, Ricky Memphis, Nicoletta
Romanoff, Vittorio Viviani, Florence Nicolas, Elvira Zingone e Riccardo Terrana, La sera a Roma ha però come protagonista assoluto Massimo Ghini in una versione meno intellettualistica del collega Jep Gambardella della Grande bellezza anche se nel film dice che «cinema e giornalismo sono gli ultimi due baluardi di libertà»: «Ho molto amato - confida l’attore - l’idea di affrontare un tema di genere, come quello del giallo, ma non in maniera ripetitiva, come è spesso è stato fatto. È un mondo poco frequentato al cinema e una scelta molto coraggiosa e interessante che mette di fronte alla realtà persone che si portano dentro verità diverse, ipocrisie e sentimenti. C’è tutto in questi personaggi, che non sono certo monotematici».
