L’utilizzo sempre più capillare dei sistemi di intelligenza artificiale nel settore bancario sta creando un confine sempre più sottile tra l’efficienza operativa e la sicurezza informatica: se da un lato grazie al loro supporto è possibile ottimizzare i processi di gestione e analisi, dall’altro gli algoritmi rischiano di mettere a repentaglio tanto la riservatezza dei dati dei clienti quanto addirittura la stessa integrità dei conti correnti.
Proprio per arginare questi potenziali pericoli per i depositi dei correntisti, la Bce ha inviato un ultimatum ai principali gruppi bancari della zona euro: entro la scadenza del 31 ottobre 2026 dovranno essere erette barriere difensive adeguate non solo a fronteggiare gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale, ma anche i rischi derivanti dall’uso dell’IA generativa. Si tratta di un passaggio cruciale che tocca da vicino la quotidianità di milioni di risparmiatori, che a loro volta dovranno essere più consapevoli dei rischi che corrono, facendo la propria parte per vigilare sui depositi a prescindere dall’incremento dei livelli di difesa degli istituti bancari a cui si appoggiano.
Nella comunicazione ufficiale trasmessa ai vertici del sistema bancario dell’Eurozona, la Banca Centrale Europea chiede di innalzare un sistema di protezione più rigoroso in tempi molto stretti. L’obiettivo è quello di neutralizzare le “minacce asimmetriche” derivanti dal duplice uso della tecnologia: l’IA viene infatti adottata sia dagli istituti di credito per blindare le architetture di rete che dalla criminalità informatica per condurre cyberattacchi sempre più precisi e insidiosi. L’imposizione di questa tabella di marcia rigorosa si inserisce nel più ampio impianto normativo europeo definito dal regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act), ideato per garantire che il settore finanziario europeo possieda una solida resilienza operativa digitale in grado di tutelare i servizi dinanzi a qualsiasi attacco o malfunzionamento informatico. Ma quali rischi si corrono? Quando si parla di IA si possono verificare problemi di varia natura:
- Attacchi informatici e vulnerabilità: gli hacker usano strumenti di AI avanzati per cercare falle nei sistemi informatici delle banche, rendendo i servizi temporaneamente indisponibili, bloccando i pagamenti o impedendo ai correntisti di accedere ai propri fondi;
- Frodi e pagamenti automatizzati: la diffusione di agenti AI che compiono operazioni o acquisti per conto degli utenti aumenta il rischio di truffe mirate, furto d’identità e raggiri sofisticati (come deepfake o clonazione della voce).
Il problema, tuttavia, può derivare anche dall’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi bancari:
- Interpretazioni automatizzate errate: i sistemi di AI generativa possono fornire informazioni errate, interpretare male norme fiscali o suggerire operazioni non adatte al profilo di rischio dell’utente, apparendo però estremamente convincenti e ingenerando errori;
- Problemi di privacy e profilazione: i dati finanziari dei clienti vengono spesso impiegati per addestrare algoritmi e modelli di profilazione, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sul controllo dei dati personali.
Proprio per disinnescare queste minacce, la Bce ha deciso di imporre alle banche di perimetrare in modo rigido il raggio d’azione degli agenti automatizzati, riaffermando il principio del “controllo umano” per le transazioni finanziarie a più alto rischio. Gli istituti dovranno inoltre:
- garantire la tracciabilità totale di ogni intervento dell’IA;
- predisporre meccanismi di emergenza (kill-switch) per l’arresto immediato dei moduli compromessi;
- approntare dei backup così da avere a propria disposizione un rapido ripristino in caso di necessità;
- condurre stress test periodici sulle infrastrutture e sui software utilizzati, curandosi di mantenere gli standard di sicurezza con costanti aggiornamenti.
