La sottoassicurazione che caratterizza il nostro Paese – che si affida alla buona sorte, e allo Stato, più che alle polizze – si misura in modo clamoroso nel sistema imprenditoriale. L’Italia è naturalmente fragile, sia a livello idrogeologico, sia a livello sismico. Oltre il 40% dei Comuni italiani occupa una porzione di territorio esposto a un rischio medio-alto – secondo l’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – di terremoti. Oltre il 90% è soggetto a frane e alluvioni, sempre più frequenti e devastanti complice il mutamento climatico in atto.
Eppure, solo il 17% delle imprese italiane ha contratto una polizza assicurativa “catnat”, contro i rischi di catastrofi naturali. Nonostante sia obbligatoria dal 2025.
Dal 31 marzo dello scorso anno l’obbligo è stato attuato gradualmente, con tempistiche differenziate in base alla dimensione d’impresa. Inizialmente previsto con una scadenza unica, proprio dal 31 marzo 2025, il calendario è stato rimodulato. Dal 31 marzo dell’anno scorso l’obbligo è scattato solo per le grandi imprese, con un periodo di 90 giorni senza sanzioni. Ormai le stime dell’Ania, l’Associazione delle Compagnie assicuratrici, dicono che la copertura assicurativa in questo comparto di imprese ha raggiunto il 97%.
Dal primo ottobre dell’anno scorso l’obbligo è scattato per le medie imprese.
E in questo caso l’adesione è ancora timida. Appena il 51% ha sottoscritto una polizza “catnat”. Va peggio, molto peggio per le piccole e piccolissime imprese: per questa categoria l’obbligo assicurativo è scattato solo da gennaio 2026, con proroga al 31 marzo per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e per le imprese turistico-ricettive. Solo per le imprese della pesca e dell’acquacoltura il termine scatterà al 31 dicembre di quest’anno.
Le piccole imprese e le microimprese (quelle con meno di 9 addetti, che sono la stragrande maggioranza in valore assoluto nel panorama nazionale) sono ampiamente sotto la soglia del 50%, con minimi al 14-15% per le microimprese. La media nazionale è arrivata al 17%. Ancora troppo poco. «Finché resterà a questi livelli la sottoassicurazione, non scatterà quel sistema di mutualità che consente al prezzo delle polizze di scendere» commenta Giovanni Liverani, presidente Ania. E sul costo delle coperture aggiunge: «È molto meno oneroso di quanto uno creda, poche centinaia di euro all’anno per garantire il bene su cui si investe tanto, da parte dell’imprenditore, e da cui dipende il lavoro di milioni di dipendenti e collaboratori».
Secondo i dati di Ania le microimprese possono beneficiare di una protezione contro i rischi catastrofali con un premio medio annuo di 120 euro (imposte escluse), mentre per le Pmi il premio medio si attesta attorno ai 350 euro annui. A fronte di danni stimati (anche per eventi meteorologici estremi ormai sempre più frequenti), nel corso del 2026 che non è ancora finito, che arrivano oltre i 12 miliardi di euro in Italia.
