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Sigarette, doppio aumento nel 2027: quanto costerà in più un pacchetto

Prima a gennaio e poi a luglio, il prezzo delle sigarette salirà complessivamente di quasi 40 centesimi. Intanto Bruxelles punta ad aumentare le accise e a tassare anche e-cig

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Fumare costerà ancora di più. E per milioni di italiani il conto comincerà a salire già dal prossimo anno, con una doppia stangata concentrata in appena sei mesi. Nel 2027 il prezzo delle sigarette aumenterà infatti due volte, prima a gennaio e poi a luglio, per un rincaro complessivo medio di quasi 40 centesimi a pacchetto. Ma non è tutto. Mentre il governo italiano anticipa gli aumenti delle accise per fare cassa, a Bruxelles si prepara una nuova stretta fiscale destinata a coinvolgere non soltanto le sigarette tradizionali, ma anche sigarette elettroniche, liquidi da svapo e prodotti a base di nicotina.

Tra le pieghe della legge di Bilancio, il governo ha deciso di anticipare al 1° luglio 2027 una parte degli aumenti inizialmente programmati per il 2028. Il risultato sarà un doppio ritocco nel giro di pochi mesi. Il primo scatterà il 1° gennaio, quando la componente fissa dell’accisa salirà a 35,50 euro ogni mille sigarette. Il secondo arriverà a luglio, con un ulteriore incremento fino a 38,50 euro per mille pezzi e un aumento dell’onere fiscale minimo a 227 euro.

Tradotto in termini più concreti, il rincaro di gennaio si tradurrà in un aumento medio di circa 25 centesimi a pacchetto, mentre quello di luglio aggiungerà altri 13 centesimi. Complessivamente, quindi, nel corso del 2027 un pacchetto di sigarette costerà mediamente quasi 40 centesimi in più. Un incremento che garantirà alle casse dello Stato un gettito aggiuntivo stimato in 81,76 milioni di euro per il solo scatto di luglio.

La stretta di Bruxelles: più tasse anche su svapo e nicotina

La partita, però, non si gioca soltanto a Roma. Lunedì 9 novembre i ministri delle Finanze europei si riuniranno all’Ecofin per provare a raggiungere un’intesa sulla revisione della direttiva del 2011 che regola la tassazione dei prodotti del tabacco. La proposta di compromesso, presentata dalla presidenza irlandese, punta ad aumentare le accise minime e ad allargare per la prima volta il perimetro della tassazione europea anche ai nuovi prodotti contenenti nicotina.

Per le sigarette tradizionali, il piano prevede un progressivo innalzamento delle soglie minime: 140 euro ogni mille pezzi dal luglio 2028, 170 euro dal 2030 e 200 euro dal 2032. Non significa che tutti i pacchetti aumenteranno automaticamente di queste cifre: si tratta di livelli minimi di tassazione che gli Stati dovranno rispettare, con la possibilità di applicare imposte anche superiori.

Nel mirino finiscono anche le sigarette elettroniche. La proposta prevede un’accisa minima sui liquidi da svapo, anche quelli senza nicotina, pari al 20% del prezzo di vendita oppure a 20 centesimi per millilitro. Una novità che potrebbe incidere anche su chi ha abbandonato le sigarette tradizionali per passare alla sigaretta elettronica.

Un altro fronte delicato riguarda le cosiddette nicotine pouch, le bustine di nicotina senza tabacco che si assumono per via orale e che sono particolarmente diffuse nei Paesi nordici. La proposta prevede di introdurre un’imposta minima iniziale, destinata a salire progressivamente fino al 50% nel 2032. Proprio su questo punto si concentra una delle maggiori resistenze al tavolo europeo: la Svezia, dove questi prodotti sono molto diffusi, ha già manifestato forti perplessità.

Acquisti all’estero, il limite scende a una sola stecca

Tra le novità allo studio c’è anche una stretta sugli acquisti transfrontalieri. L’obiettivo è limitare il ricorso agli acquisti di sigarette in altri Paesi dell’Unione, dove i prezzi possono essere più convenienti. La proposta punta ad abbassare da 800 a 200 il numero di sigarette utilizzato come soglia indicativa per distinguere il consumo personale da quello commerciale: si passerebbe così da quattro stecche a una sola.

Per l’Italia non c’è fratta: tempo fino al 2036 per adeguarsi

C’è comunque una finestra di flessibilità per l’Italia. Roma rientra infatti tra i dieci Paesi europei che potranno beneficiare di un periodo transitorio più lungo per raggiungere i nuovi livelli minimi di tassazione. Invece di adeguarsi entro il 2032, potrà diluire gli aumenti fino al 1° gennaio 2036. Una sorta di corsia più lunga per evitare che il rialzo delle accise si concentri in pochi anni, con effetti troppo pesanti sui prezzi al consumo.

La proposta della presidenza irlandese dovrà però superare le resistenze di diversi governi. Per approvare la revisione della direttiva servirà infatti l’unanimità dei Ventisette.

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