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Cronaca giudiziaria

Appalti truccati e mazzette con i soldi del fondo europeo per migranti: nel mirino l’ostello di Cassibile

In carcere anche un carabiniere. L’operazione della Digos e della Procura europea nata dagli accertamenti sulle anomalie negli affidamenti dei lavori al Comune di Siracusa per l’ampliamento del centro

Cassibile

Già da diversi mesi, gli inquirenti avevano messo al centro dei loro accertamenti i lavori edili per l’ampliamento, finanziato con 1,67 milioni di euro fondi europei, dell’ostello per lavoratori migranti di Cassibile, una frazione di Siracusa. Si tratta di un campo di accoglienza con moduli-container, sala mensa, e altri servizi, destinato ai braccianti, principalmente migranti, che lavorano alla raccolta della patata, che va da metà marzo fino a fine giugno.

Proprio gli affidamenti pubblici per quei lavori, finanziati appunto con i fondi Pon” Legalità" Fesr/Fse 2014-2020, destinati al Comune di Siracusa, sarebbero stati invece usati - secondo gli inquirenti che ipotizzano quindi tra gli altri reati la corruzione - come leva per ottenere sostegno politico da parte di amministratori locali, intermediari e imprenditori. Al centro di questo “sistema”, ricostruisce l’indagine della Digos e della procura europea Eppo, ci sarebbe stato un carabiniere infedele, che lavorava in una sezione di polizia giudiziaria della procura di Catania. Ritenuto figura “chiave” dell’organizzazione e intermediario tra politica e imprenditoria, il militare è finito in carcere. “Avrebbe sfruttato le proprie relazioni e la funzione ricoperta nella polizia giudiziaria per favorire l’accesso a lavori pubblici e, in altre circostanze, per acquisire e divulgare informazioni investigative riservate”, si legge nella nota della procura.

Il presunto sistema di appalti e corruzione al comune siracusano ha condotto in totale a sette misure cautelari, eseguite oggi nell’ambito di un’operazione anticorruzione denominata “Nexus” condotta dalla Digos e coordinata dall’ufficio di Palermo della procura europea Eppo, con i magistrati Amelia Luise e Calogero Ferrara. Gli inquirenti ipotizzano dazioni di denaro e utilità collegate agli affidamenti e tra le contestazioni figurano una somma rilevante di denaro destinata a politici, pagamenti periodici in favore di tecnici comunali e denaro al militare, come remunerazione per l’attività di procacciamento dei lavori.

Nel corso delle indagini è stato trovato un “pizzino” con l’elenco delle imprese considerate “amiche” che sarebbe stato consegnato a un politico in vista di successive procedure di affidamento di appalti. Dalle intercettazioni emergerebbe, secondo la nota della procura, “un patto di riservatezza tra i protagonisti, l’uso di sistemi di comunicazione ritenuti non tracciabili e la disponibilità ad adattare successivamente la documentazione amministrativa per giustificare anomalie già emerse nell’esecuzione di lavori pubblici”. In una conversazione il politico coinvolto riferendosi ai lavori già attribuiti alle imprese vicine, avrebbe sottolineato come fosse stato loro assegnato “tanto” e “oltre misura”, osservando che difficilmente un’impresa avrebbe potuto ottenere in un solo anno un simile volume di lavori: vicino al milione di euro.

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