La Procura di Roma può procedere -ma dovrà informare la Camera - in merito alle indagini sull’ex vice capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni al pm in merito al caso del generale libico Almasri.
D’altro canto il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto spiegare perché Bartolozzi non era ’concorrente’ dell’altro reato di cui erano accusati anche i vertici di governo, così come la Procura avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del collegio. È quanto, in sintesi, ha stabilito la Corte costituzionale, che ha solo parzialmente accolto un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Camera contro il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma.
Bartolozzi è indagata per false informazioni ai pm nell’ambito dell’inchiesta sul caso del generale libico Almasri, arrestato a Torino e poi rilasciato e riportato a Tripoli con un volo dei servizi segreti. I giudici, che nei mesi scorsi hanno dichiarato ammissibile il conflitto, hanno esaminato la questione nel merito.
Secondo la Camera dei deputati i magistrati romani avrebbero dovuto chiedere anche per Bartolozzi l’autorizzazione a procedere, per il ruolo da lei rivestito all’epoca al ministero. Non spettava al Tribunale dei ministri e alla procura di Roma “omettere la richiesta di autorizzazione a procedere” nei suoi confronti: è questa, in sintesi, la posizione espressa in udienza dal professor Vittorio Manes, che ha rappresentato in Aula la Camera. Manes ha evidenziato “il ruolo protagonistico che Bartolozzi ha sempre avuto nell’incarnare la funzione a lei assegnata” di capo gabinetto, partecipando “in prima persona alle fasi valutative e decisionali” della vicenda: il fatto che non le sia stato contestato un concorso in reati ministeriali, “ha avuto delle conseguenze rilevanti”, ha osservato, “perché è stata sentita dal pm senza le garanzie previste per un co indagato, senza quindi potersi avvalere ad esempio della facoltà di non rispondere”.
