Ci sono anche i genitori di Ramy Engaml all’udienza di oggi davanti alla gup di Milano Tiziana Landoni in cui sono imputati sette carabinieri, a vario titolo, sul caso della morte del 19enne, che era a bordo di uno scooter guidato da Fares Bouzidi, inseguito per 40 minuti e poi schiantatosi contro un palo, a novembre 2024. L’udienza di oggi, con il corridoio blindato viste le minacce alla giudice che è anche competente per il caso Siher, è stata dedicata, tra le varie questioni preliminari, alle citazioni dei responsabili civili. Come già preannunciato la scorsa volta, infatti, i legali dei familiari del 19enne morto in uno schianto in via Ripamonti, dopo un inseguimento con i carabinieri, a novembre 2024, chiederanno i danni il Ministero della Difesa perché convinti si tratti di un “omicidio volontario”. L’udienza proseguirà il 21 dicembre.
Le richieste degli avvocati
Gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, avevano preannunciato che sosterranno questa ipotesi sulla base dell’ultima consulenza di parte depositata, che avrebbe accertato “lo speronamento” da parte dell’auto guidata dal carabiniere Antonio Lenoci, poco prima dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, precisamente alle 4:03:38 del 24 novembre, che avrebbe provocato lo sbandamento del motorino e infine lo schianto mortale per il giovane Ramy. La difesa del carabiniere Lenoci, invece, con gli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, hanno fatto sapere che solo nelle prossime udienze depositeranno atti e consulenze: “Ci difenderemo sicuramente, ma più avanti”, hanno fatto sapere nei giorni scorsi.
Lo speronamento
I pm escludono lo speronamento, ma Lenoci è comunque imputato per omicidio stradale perché avrebbe mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti”. Avrebbe agito “nell’adempimento di un dovere”, ma poi ha “ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge” con una “condotta di guida sproporzionata”, anche rispetto alla “necessità” di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la “targa”. Anche nella sentenza della seconda sezione della corte d’Appello di Milano, che condanna Fares Bouzidi - l’amico di Ramy alla guida dello scooter - per resistenza a un anno e sei mesi, arriva un primo giudizio sulla questione del contatto tra i due veicoli: scrivono i giudici che dalla visione dei video disponibili «non risulta alcun tentativo di speronamento volontario da parte dei militari verso i due fuggitivi». Indipendentemente da queste parole, che comunque hanno un peso, il gup potrà comunque disporre una perizia terza nel corso dell’udienza preliminare.
Il depistaggio e la richiesta di perizia
Oggi si discute anche la tranche relativa al presunto depistaggio, in cui sono indagati i carabinieri accusato di avere costretto un testimone di cancellare i video sull’incidente. “Cancella il video...fammi vedere che lo hai cancellato...dammi un documento che adesso ti becchi una denuncia”, le loro frasi rivolte al testimone, secondo l’accusa. I legali dei carabinieri, Pietro Porciani e Michele Apicella, chiederanno una perizia super partes dopo avere prodotto una consulenza tecnica di parte, firmata dall’ingegnere Andrea Chiaiso, che “perviene a conclusioni opposte rispetto alla ricostruzione accusatoria circa la possibilità che ifilmati cancellati documentassero la dinamica del sinistro”.
