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Cronaca giudiziaria

Cento protesi del pene gratis, 5 medici indagati

“Impiantate a spese del servizio sanitario a pazienti che non avevano i requisiti”

Pochi medici e infermieri (ma un primario ogni 5 letti)

Malasanità? Sotto sotto non va poi così male. Incredibile: a Agrigento, a quanto pare, la sanità pubblica aveva trovato il modo di risolvere almeno un problema, quello dell’erezione. Per il resto, si sa, puoi aspettare una visita fino alla resurrezione (possibilmente con l’impegnativa del medico di base) mentre all’ospedale San Giovanni di Dio, nella città dei Templi (che stanno in piedi da duemilacinquecento anni senza protesi), la Procura indaga su un centinaio di protesi peniene (si chiamano così, del pene) impiantate a spese del Servizio sanitario nazionale a pazienti che, secondo l’accusa, non avevano i requisiti per ottenerle gratuitamente. Non si è capito se tra le operazioni ci fossero anche allungamenti del pene o problemi erettili o entrambe le cose, vabbè, di sicuro il conto si è allungato molto.

Tra i cinque medici indagati c’è Gabriele Antonini, urologo, andrologo e pioniere delle protesi peniene (una professione che immagino renda complicato rispondere alla domanda «E lei di cosa si occupa?») e i reati ipotizzati sono peculato, falso e truffa aggravata (responsabilità tutte da accertare, per carità). Intanto i numeri: ottomila euro di protesi a paziente, circa trentamila per intervento, e cento interventi fanno circa tre milioni di spesa penica, anche se capisco che una colonscopia, sui social, abbia meno fascino di una protesi del pene (e comunque, se te l’ha pagata il Servizio sanitario, la «dick pic» dovresti mandarla non alla ragazza di turno ma a tutti i contribuenti, che almeno vediamo il risultato dei nostri soldi). I pazienti arrivavano anche da altre regioni e Antonini, stando agli investigatori, li visitava a Roma e li operava a Agrigento, un bel giro di peni, praticamente un Grand Tour, turismo sessuale con tessera sanitaria: Colosseo, Valle dei Templi e, già che siamo qui, un bel pisellone funzionante.

Una volta in Sicilia andavi a vedere i resti della Magna Grecia, adesso rischi di tornarci con qualcosa di nuovo. Peccato che i rimborsi pubblici siano previsti solo per precise condizioni, tipo alcune patologie oncologiche o anomalie congenite, e anche se una protesi serve, non è detto che debba pagarla il contribuente, il quale magari aspetta ancora la colonscopia e magari anche d’urgenza e è lì che aspetta e spera.

Tutto da dimostrare, naturalmente, compreso il sospetto che Agrigento non sia l’unico ospedale coinvolto. In ogni caso, se le accuse fossero confermate, avrebbero inventato una sanità che laggiù fa alzare qualcosa in tempi rapidi, chiamiamola la Valle dei Peni.

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