Non è stato un omicidio premeditato quello di Abderrahim Mansouri da parte del poliziotto Carmelo Cinturrino lo scorso gennaio. Al termine delle indagini, il pm Giovanni Tarzia ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio con l’ipotesi di omicidio volontario aggravato dall’aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione. Non ci sono stati invece riscontri sull’ipotesi che l’agente avesse organizzato il delitto in precedenza.
Nella nota della procura si legge che Cinturrino avrebbe minacciato in più occasioni la vittima, direttamente o tramite un’altra persona, con frasi di questo genere: “O ti arresto, o ti ammazzo”, gli avrebbe detto. Oppure, rivolgendosi a un altro: " “Di a Zack - soprannome della vittima - che se lo becco io lo uccido”, “Mi raccomando, ricordati a Zack che se lo prendo lo ammazzo” e “ricorda a Zack che lo ammazzo”.
I pm ricostruiscono inoltre che Mansouri è stato colpito nella parte destra della destra, con un proiettile esploso con la Beretta di servizio, sparato con la pistola d’ordinanza a circa 30 metri. La vittima, secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, non impugnava un’arma come avrebbe invece dichiarato a verbale Cinturrino: “Ho avuto paura e ho sparato”, aveva detto. Cinturrino, stando all’inchiesta, avrebbe prima lasciando una pistola accanto al corpo del giovane pusher. Poi non avrebbe chiamato tempestivamente l’ambulanza per soccorrere Mansouri mentre era ancora vivo. Avrebbe anche fatto pressioni su alcuni colleghi per dare una versione comune.
