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Cronaca giudiziaria

David Rossi, ora anche il Pd ha paura

“Basta fughe di notizie sulla morte del manager Mps”, gli omissis che fanno tremare via del Nazareno

Veleni e sospetti, giallo sul suicidio Mps

Il Pd ha paura della commissione David Rossi. Un timore motivato, tanto che a quanto risulta al Giornale, la segretaria Elly Schlein avrebbe strigliato il responsabile Pd della Toscana Emiliano Fossi dopo le rivelazioni del presidente della commissione (di cui fa parte anche Fossi) Gianluca Vinci che chiamano in causa l’ex numero uno di Mps e Abi Giuseppe Mussari, uomo di relazioni bipartisan ma col cuore a sinistra, che per anni ha generosamente finanziato gli eredi del Pci, che per anni hanno campato sulle fortune del Monte fino al crac.

Alla faccia dell’unanimità di tutta la commissione d’inchiesta sulla desecretazione parziale di alcuni verbali, sbandierata da Vinci lunedì in conferenza stampa: Fossi e gli altri due commissari dem Marco Lacarra e Andrea Rossi (storicamente tra i più scettici sulle ricostruzioni dei consulenti) si sono detti «fortemente perplessi» per la fuga di notizie riservate su Mussari a opera di Massimo Giletti e «sulla diffusione televisiva di nomi e responsabilità ancora da verificare», compresa la partecipazione di Vinci al salotto tv “Lo Stato delle cose” dell’altra sera. «La gestione della Commissione ha esorbitato le sue competenze istituzionali, non può trasformarsi in un tribunale né trasformare ipotesi in sentenze», lamentano ieri i tre esponenti Pd. Al di là di molte incongruenze tra alcune dinamiche dell’aggressione di Rossi tra le risultanze dei Ris e le ricostruzioni a verbale, su cui sarà opportuno fare chiarezza, il problema è che la commissione sta supplendo all’assenza totale della magistratura senese (ma non solo), che anziché indagare a fondo si è accontentata della rassicurante tesi del suicidio, snobbando i troppi elementi non collimanti, dalle ferite tipiche di un’aggressione fino alla caduta innaturale, per tacere della sua agonia a favore di telecamere.

Perché il Pd oggi si preoccupa di «compromettere il corretto accertamento dei fatti?» e «l’esposizione mediatica preventiva» di Mussari, dopo aver costruito le sue fortune cavalcando inchieste farsa? Forse perché teme di essere sfiorato dal contenuto degli omissis contenuti nei verbali dei due testimoni.

Perché oltre a ritenere l’ex banchiere e il calciante del Calcio fiorentino Gabriele Ceccherelli («pronto a farmi audire» secondo i legali) come presunto mandante e presunto esecutore di «un’intimidazione finita male», i due testimoni ipotizzano che - poiché Rossi sarebbe stato a loro dire in affari con la mafia calabrese - Mussari avrebbe preferito farsi carico di spaventare Rossi ed impedirgli di parlare coi pm, circostanza di cui avrebbe parlato due giorni prima di morire con l’ad Fabrizio Viola. Ma c’è di più. Davanti a Giletti Vinci ha ammesso che una parte degli omissis riguarderebbe Mussari. Perché alcune accuse sono state omissate? Di cosa si tratta?

Il banchiere di origini calabresi non è mai stato neanche sfiorato dall’ipotesi di legami con le cosche mafiose, come avrebbe fatto l’ex numero uno Abi a sapere che Rossi avrebbe potuto essere minacciato dai boss? Cosa c’è in quegli omissis che renderebbe «credibile» e fondata questa ipotesi? A quanto risulta al Giornale, negli omissis si parlerebbe anche di un importante politico nazionale avvicinato dai boss ma totalmente estraneo all’omicidio Rossi. Di chi si tratta? È un nome che può far tremare Via del Nazareno? È giusto «lasciare alla magistratura il compito di verificare queste accuse con gli strumenti e le garanzie previste dalla legg», secondo quanto trapela ci sono delle Procure al lavoro e almeno due Dda, vale a dire Brescia (per Viadana) e Firenze per David Rossi. È (anche) a loro che sono destinati gli omissis?

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