Quei dati grezzi che scagionavano Alberto Stasi negati per ben otto volte. E i «timori legali» del Ris sulle istanze della difesa. Dai nuovi atti dell’inchiesta su Garlasco, acquisiti nel laboratorio di Parma, spunta una fitta comunicazione del 2018 tra il generale Lago, successore di Luciano Garofano, e l’Ufficio legislazione del Comando Generale dell’Arma. Uno scambio che Lago, alla guida del Ris di Parma dal 2010 al 2025, avvia a seguito dell’ennesima richiesta «di rilascio copia di atti e documentazione» inoltrata dalla difesa, che aveva ottenuto l’autorizzazione del giudice a tutti gli atti, anche i «raw data» dei computer che solo oggi hanno svelato l’esistenza delle due corse negative al Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi, ottenute il 20 settembre 2007 dall’allora capitano Alberto Marino e in contrasto con l’unico tracciato positivo del giorno prima. Lago aveva fornito una parte della documentazione, tra cui alcuni documenti e una serie di foto, ma quando la difesa chiese tutti i dati grezzi delle analisi genetiche, Lago disse «no», appigliandosi a un cavillo legale. «Avevamo il nulla osta al rilascio, ma il Colonnello ci disse che serviva autorizzazione espressa», ha spiegato l’avvocato Giada Bocellari. Subito dopo il diniego, nel gennaio 2018 Lago chiese un «parere» all’Ufficio legislazione dell’Arma, data «la rilevanza della problematica», che poteva «in futuro, interessare l’intera articolazione» del Ris e «sfociare in possibili contestazioni anche di carattere legale».
La fitta comunicazione è ora al vaglio della Procura di Pavia, che è in procinto di chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio ma continua a indagare sul filone parallelo sull’operato del Ris sotto Garofano, il quale diventerà perfino consulente di Sempio già dalla prima indagine finita con l’archiviazione nel 2017. Quell’istanza rigettata della difesa Stasi risaliva, si legge negli atti, al 18 dicembre 2017. Lago, il 17 gennaio 2018, trasmette al Racis copia dell’istanza dei difensori e una «bozza di lettera formale» da lui predisposta, «in risposta» a quella richiesta. Poi, dato il rischio di azioni legali, chiede un parere dell’ufficio legislativo, che chiarisce che «a procedimento definito, in assenza di una Autorità Giudiziaria formalmente investita del caso, il Reparto che detiene gli atti è l’unico soggetto competente a valutare le richieste di copia di atti e documenti». Vengono segnalate, però, anche le «facoltà» e «garanzie riconosciute ai difensori» e che non si possono escludere eventuali ricorsi «al giudice amministrativo», un «aspetto che suggerisce di motivare adeguatamente il diniego». Per l’Ufficio «in assenza di una Ag formalmente investita del caso», spettava al comandante del Reparto valutare se ci fossero le condizioni per mettere a disposizione degli avvocati i dati. E Lago scelse il no.
