Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:46
Cronaca giudiziaria

Garofano in tv: “Solo un equivoco”. Smentito dagli atti su pedali e Dna

La Procura vuole capire chi non informò il pm delle prove pro Stasi. La famiglia Poggi: “Per noi Stasi colpevole”

"L'ho saputo nel 2025". La verità di Garofano sulla consulenza di Sempio

Da un lato la nuova indagine, che ora punta al Ris di Luciano Garofano e a quelle controanalisi negative al Dna di Chiara Poggi che avrebbero scagionato Alberto Stasi, ma che sono state insabbiate. Dall’altro l’allora capo di quel reparto scientifico d’eccellenza, passato dalla sequela di «non ricordo» inanellati davanti al procuratore aggiunto pavese Stefano Civardi ai tentativi di difendersi nei salotti tv, minimizzando la gravità di quella scelta che ha portato prima al fermo di Stasi e poi alla condanna, visto che il Dna sui pedali è uno dei pilastri della sentenza. Per il generale la scoperta di questo presunto insabbiamento sarebbe tutto «un equivoco». Un tentativo della stampa di delegittimare lui e i suoi fedelissimi. Lo ha ribadito ieri, senza mezzi termini, a Domenica In, nello spazio d’attualità di Maria Venier e del direttore Tommaso Cerno. Davanti a milioni di italiani, Garofano ha ammesso la possibilità che fosse a conoscenza di quelle due corse elettroforetiche negative, elaborate dall’allora capitano Alberto Marino il 20 settembre 2007 e emerse solo oggi dai dati grezzi sempre negati alla difesa di Stasi, che contrastavano totalmente con il risultato eccezionale sulla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici del fidanzato, apparso improvvisamente il giorno prima dopo una serie di tentativi vani di estrarre profili genetici da quel reperto.

L’ex capo dei Ris, ormai sotto la lente degli inquirenti che vogliono capire chi non informò l’allora pm Rosa Muscio del test che scagionava Stasi, ha continuato a portare avanti una versione smentita dagli atti, ovvero che i consulenti di Stasi fossero stati informati, che comunque Marino «ha interpretato che tutte quelle corse negative non invalidavano quella positiva» e quindi non avrebbe ritenuto significativo informare né la difesa, né i magistrati e neppure i periti del giudice del processo. A interrompere il monologo, il direttore Cerno: «Tutto quello che lei sta dicendo lo deve decidere un dibattimento, un giudice, quindi lei doveva garantire che tutti gli esami fossero discussi in dibattimento, di fronte alla difesa, di fronte alla possibilità di Stasi di difendersi». Cerno ha sottolineato come «lei ci dice che è molto probabile che fosse stato al corrente», che «non lo sa se su quel pedale c’erano veramente tracce di Dna perché due dicono di sì e due dicono di no, ma al processo vanno solo quelli che dicono di sì. Quindi io mi auguro che il Ris, che considero una grande istituzione dell’Italia, non abbia in quel momento sottolineato di più l’esistenza di un presunto colpevole che di un presunto innocente». E ancora: «Lei sta facendo il giudice, mentre lei doveva portare le prove al processo». In contemporanea, a Verissimo, i Poggi hanno parlato dopo mesi di silenzio. I due genitori hanno ricordato la figlia. E sull’inchiesta che punta su Andrea Sempio hanno ribadito: «A noi la giustizia ha dato un colpevole, per noi è Stasi. Se questa nuova indagine, questa Procura, ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto».