Le mail tra Luciano Garofano e i suoi fedelissimi indicano come l’ex comandante dei Ris fosse non solo costantemente informato di tutti i passi dell’inchiesta contro Alberto Stasi, ma che coordinasse il lavoro dei consulenti della Procura e intrattenesse le interlocuzioni con gli inquirenti. I pm di Pavia stanno ricostruendo la catena informativa che avrebbe portato all’omissione di quelle due corse negative al Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi occultate a difesa, pm e periti del giudice. E dall’acquisizione dei faldoni al Ris di Parma emergono conversazioni di quando Garofano era il «dominus», che contrastano con tutti i «non ricordo» messi agli atti di fronte al procuratore aggiunto Stefano Civardi il 25 settembre scorso, poi ampliati nelle apparizioni tv, in cui Garofano non ha escluso di essere stato informato delle due corse negative ma che la scelta di non trasmettere quei risultati pro Stasi sarebbe stata dell’allora capitano Alberto Marino.
Ora tutte le comunicazioni sotto i riflettori investigativi indicano il ruolo di coordinamento dell’indagine da parte di Garofano. «In linea di massima va bene. Anzi, non voglio essere troppo severo, è ottimamente impostata. Va però addolcita, in alcuni tratti troppo spigolosa e resa ancora più semplice (discorsiva) e diretta in altri, per una più agevole comprensione del gip prima e della Corte di Assise dopo» scrive Garofano il 27 agosto 2008 rispondendo a una valutazione tecnica dell’allora capitano Aldo Mattei sulle orme insanguinate sulla scena del crimine di Garlasco, per risalire alla scarpa dell’assassino. «Magari chiediamo al PM 2-3 gg di proroga» aggiunge. Poche ore prima aveva già spiegato come procedere con la bozza: «Mi raccomando, una trattazione pratica ma anche teorica con i relativi riferimenti di letteratura, che ci consentano di ridicolizzare le sue baggianate (del consulente della difesa Avato, ndr)». Ancora più energico il 4 marzo 2009 con l’allora comandante della sezione balistica Paolo Fratini: «Beh, la Bpa non mi sembra assolutamente toccata. È un po’ poco dire che si ribadisce e basta. Te la sei cavata con meno del minimo. Allora cerca di sforzarti un po’ di più» scrive, sottolineando di puntare «sull’inesperienza e l’incapacità» dei consulenti di Stasi. Intanto ieri ha parlato in esclusiva al Tg1 il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo. «L’Arma opera sempre nella massima trasparenza e nel rispetto della legge e della giustizia» ha detto. «Sul caso Garlasco però voglio essere chiaro: il Ris - ha detto - ha continuato a fornire il proprio supporto tecnico-scientifico agli approfondimenti d’indagine richiesti dall’autorità giudiziaria, con cui c’è una totale collaborazione». Il generale Luongo ha voluto «rassicurare i cittadini che il Ris è un’eccellenza scientifica a livello internazionale e un punto di riferimento rigoroso. La fiducia dell’opinione pubblica non si preserva nascondendo i dubbi né si misura sull’infallibilità dei singoli, ma dimostrando ogni giorno professionalità, determinazione, capacità di autocritica e rigore più assoluto nell’applicazione dei protocolli scientifici». E se dovessero emergere «irregolarità» la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione e di massima trasparenza e anche assoluta fermezza. «Eventuali errori o condotte illecite dei singoli - ha chiarito Luongo - non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri né del valore del Ris. Ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa».
