In caso di arresto “non confessare”. È questa l’indicazione presente in un vademecum preparato da Marina Prosperi, avvocato bolognese che da trent’anni si occupa di manifestazioni. Un documento che nasce a seguito degli scontri violenti del weekend, che hanno portato numerosissimi fermi e denunce, anche di minori. Si tratta di una guida pratica dedicata a chi commette reati durante manifestazioni, per insegnare a comportarsi durante interrogatori e udienze.
“La mia è un’attività di sensibilizzazione. I giovani fermati durante un corteo non sono informati su ciò che li aspetta nelle ore successive, tra interrogatori, eventuali processi per direttissima. Non si immaginano neanche di poter essere arrestati e così diventa complicato difendere i propri diritti. Per molti è un vero e proprio trauma”, ha spiegato l’avvocato al Corriere della sera. Andare in piazza e non immaginare di subire conseguenze, nel 2026, è paradossale, soprattutto quando ci si trova in manifestazioni come quelle del weekend. Chi partecipa ai cortei pacifici non ha nulla da temere, al massimo viene identificato come può accadere quando ci si reca in una stazione ferroviaria o in qualunque luogo pubblico, secondo la legge italiana. Pensare che distruggere negozi, picchiare agenti, lanciare sassi, rompere vetrine e vandalizzare la città non porti a conseguenze, significa non avere idea di cosa si stia facendo e di cosa potrebbe succedere.
Una parte è dedicata ai processi per direttissima previsto per i maggiorenni, che l’avvocato definisce “molto pericolosi” perché spesso non è facile trovare un avvocato di fiducia “e così è facile che venga consigliato di scegliere un patteggiamento o un rito abbreviato” anche perché “possono esserci ulteriori accuse che non si conoscono. Nei processi connessi con questioni politiche non si patteggia e non si abbrevia”. Per i minorenni, invece, “potrebbe essere più conveniente procedere con richieste di messa alla prova o con riti alternativi”. Il vademecum ha rimbalzato molto sui social grazie alla sua condivisione: “A differenza della vita quotidiana, quando garantisco queste informazioni faccia a faccia, ho scelto di usare questo metodo di comunicazione per arrivare a più giovani possibili. Direi che ha funzionato, in poche ore ci sono state più di 160 mila interazioni. L’iniziativa non ha finalità professionali, non voglio aumentare i clienti. Anzi purtroppo, dopo che è stato pubblicato il post, ho ricevuto diverse minacce”.
