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Cronaca giudiziaria

Operai al lavoro per 13 ore al giorno, sette giorni su sette: a Prato indagati due imprenditori cinesi

Otto lavoratori stranieri sfruttati e senza contratto. Perquisito un consulente per la sicurezza italiano. L’impresa “apri e chiudi” avrebbe evaso imposte e contributi

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Operai al lavoro in una stireria senza contratto, per 13 ore al giorno, sette giorni su sette. Per lo sfruttamento di otto lavoratori, sette dei quali di origine cinese, uno di origine pakistana (uno di loro era anche irregolare) costretti a lavorare tutti i giorni e in condizioni di lavoro inaccettabili, in mezzo a strutture fatiscenti e insicure, sono stati arrestati a Prato due imprenditori di origine cinese. È stato anche eseguito un decreto di sequestro pari a circa ventimila euro corrispondente al profitto del reato individuato.

I loculi per dormire

Nella struttura c’erano anche dei loculi, costruiti con cartone e legno e dunque del tutto privi dei requisiti minimi di abitabilità. Peraltro, ricostruisce la nota della procura guidata da Luca Tescaroli, si trovavano vicini ad apparecchiature alimentate elettricamente, collegate a prese multiple sovraccariche, con conseguente incremento del rischio di incendio. Le attrezzature di lavoro presentavano carenze manutentive, essendo sprovviste dei necessari elementi di protezione atti a impedire i contatti accidentali tra macchina e operatori. I lavoratori, invece, sono risultati essere privi della necessaria formazione. L’impresa attualmente attiva è risultata collocabile in un più ampio meccanismo criminoso di “apri e chiudi” finalizzato alla sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte e dei contributi. È stato anche perquisito un consulente per la sicurezza italiano, che si sarebbe prestato, spiega la procura in una nota, “per la formazione di falsi attestati di partecipazione dei lavoratori ai corsi di formazione”.

Il divieto di dimora per gli imprenditori

Il gip ha disposto il divieto di dimora nella provincia di Prato e il divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per la durata di 12 mesi, per “due imprenditori cinesi occulti dell’impresa individuale confezione Orchidea: un uomo di 41 anni e una donna di 39, entrambi provenienti dallo Zhejiang”. I due sono anche destinatari della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per 12mesi insieme a altri tre connazionali.

La denuncia del lavoratore pakistano

L’inchiesta è nata grazie alla collaborazione di un lavoratore di nazionalità pakistana, che ha denunciato le condizioni di lavoro proprie e dei colleghi e ha poi fattivamente collaborato per l’identificazione dei gestori di fatto dell’impresa. Ancora una volta, sottolinea la procura, “la collaborazione di un lavoratore si è rivelata decisiva per l’emissione delle misure eseguite. Dal febbraio 2025 sono intervenute 225 collaborazioni di lavoratori stranieri e per 103 di loro la procura ha richiesto il rilascio del permesso di soggiorno e, in più casi, anche l’applicazione di misure di prevenzione e l’attribuzione di alloggi, nel quadro del protocollo d’intesa siglato il 15 ottobre 2025″.

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