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Cronaca giudiziaria

Ramy, avanti a colpi di perizie. I pm: “Ricostruire la dinamica”

La Procura vuole un incidente probatorio sulle cause dello schianto in cui morì il 19enne durante un inseguimento. Finora relazioni contrastanti. Famiglia della vittima parte civile contro i 7 carabinieri

Yehia Elgaml, padre di Ramy, all'Udienza preliminare sul caso Ramy presso il Tribunale di Milano, Milano (Italy) November 6 2026 (Photo Claudio Furlan/LaPresse) Preliminary hearing in the Ramy case at the Milan Court, Milan (Italy), November 6, 2026 (Photo by Claudio Furlan/LaPresse)

Tutte le parti civili ammesse e una probabile perizia sulla dinamica. Alle prima data dell’udienza preliminare sulla morte di Ramy Elgaml, il 19enne morto al Corvetto a Milano il 24 novembre 2024 nello schianto dello scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi dopo un inseguimento dei carabinieri di circa otto chilometri, il gup Tiziana Landoni ha preso le prime importanti decisioni.

L’udienza era blindata e l’accesso al corridoio dell’aula era vietato ai giornalisti, anche perché il gup è lo stesso che ha scarcerato Youssef Siher e ha ricevuto minacce social, finendo sotto tutela. Sono imputati il carabiniere Antonio Lenoci, difeso dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, che era alla guida della prima auto all’inseguimento - lui per omicidio stradale con «eccesso colposo nell’adempimento del dovere» - e Bouzidi per concorso in omicidio stradale. Poi altri sei militari sul posto quella notte, accusati a vario titolo dai pm Giancarla

Serafini e Marco Cirigliano di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico 23enne di Ramy. Ieri Fares, assistito dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, era in aula. C’erano il padre, la madre e il fratello della vittima, con il legale Barbara Indovina. Il giudice ha ammesso i familiari di Ramy come parte civile solo per gli altri reati contestati e non per l’omicidio stradale, perché sono stati nel frattempo risarciti dall’assicurazione del TMax. Ammesso lo stesso Bouzidi contro i carabinieri per tutti i capi d’accusa, a partire dalle lesioni subite nell’incidente. E anche il Sindacato dei militari, che si è presentato contro gli operatori delle forze dell’ordine imputati. Anche se, fanno notare esponenti dell’Arma, non avrebbe i titoli necessari per rappresentare in sede giudiziaria le forze armate.

Il gup poi, come chiesto dalla difesa Bouzidi ma non dagli Elgaml, ha ammesso la citazione del ministero della Difesa come responsabile civile. Nell’udienza del 21 dicembre il ministero

potrà chiedere l’esclusione dal procedimento e il giudice dovrà decidere. Tra le parti offese figurava pure il ministero della Giustizia, che non si è presentato per costituirsi parte civile. La Procura ha anticipato che depositerà una nuova richiesta di incidente probatorio sulla dinamica dell’incidente e quindi sulle responsabilità, che provi a fare ordine tra le relazioni, a tratti contrastanti, fin qui svolte dalle parti. Due richieste analoghe dei pm erano state respinte dal gip in fase di indagini. Nell’istanza, su cui il gup deciderà a dicembre, si fa riferimento anche a una consulenza della difesa Bouzidi che accusa i carabinieri di avere speronato lo scooter volontariamente. «Vorrei solo la verità e la giustizia per Ramy. Ho assoluta fiducia nella magistratura italiana», ha detto Yehia Elgaml, padre di Ramy.

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