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Cronaca giudiziaria

Saluti romani, per i giudici non insidiano lo Stato

La Procura aveva presentato ricorso dopo la sentenza del Tribunale del novembre 2024 con le 23 assoluzioni

"Il saluto romano è reato anche se non c'è violenza"

È, sì, evocativo «di rituali usuali del disciolto partito fascista», ma non costituisce un «pericolo di riorganizzazione»: il saluto romano, nel dettaglio il gesto compiuto in occasione della commemorazione di Sergio Ramelli, non ha dunque rilevanza penale. Lo spiegano i giudici della Seconda sezione d’Appello nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 10 luglio hanno confermato le assoluzioni in primo grado «perché il fatto non sussiste» di 23 militanti di estrema destra imputati per manifestazione fascista per aver risposto al «presente» e aver fatto saluti romani al corteo del 29 aprile 2019 per il giovane del Fronte della gioventù ucciso da un commando di Avanguardia operaia nel 1975.

Per la Corte d’appello, non basta che «il gesto sia simbolicamente riconducibile al bagaglio ideologico del fascismo», ma «nel contesto in cui viene compiuto» deve essere «concretamente idoneo a provocare adesioni e consensi favorevoli alla riorganizzazione del partito disciolto». E nel caso concreto si parla di condotte «commemorative» dedicate «esclusivamente ai defunti in segno di omaggio» e non «accompagnate da elementi di proselitismo o di riorganizzazione». Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Radaelli, Enrico Giarda e Luca Procaccini. La Procura aveva presentato ricorso dopo la sentenza del Tribunale del novembre 2024 con le 23 assoluzioni. Altri cinque imputati per gli stessi fatti, che avevano scelto il rito abbreviato, sono stati condannati in via definitiva nel 2023. Nonostante nel 2024 la Cassazione a Sezioni unite abbia cercato di mettere alcuni paletti per orientare il giudizio sui saluti romani, anche a Milano continuano ad arrivare sentenze contraddittorie. Nel dicembre 2025 c’è stata una conferma di condanne. Un’altra sezione della Corte d’appello, la Quarta, ha infatti ratificato 13 pene di quattro mesi per il corteo di Ramelli del 29 aprile 2018. I giudici hanno accolto la linea del sostituto pg Olimpia Bossi, secondo cui «queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale». Per questo caso del 2018, su ricorso dei difensori, è fissata l’udienza in Cassazione il 22 ottobre. Mentre per il 2019 la Procura generale è pronta a impugnare le assoluzioni e ci sarà anche qui un giudizio della Cassazione.