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Cronaca giudiziaria

“Senza forza non si porta a casa nessun risultato”. La teoria choc dello storico leader di Askatasuna

Giorgio Rossetto, volto molto noto dell’antagonismo militante torinese, è stato intervistato a Lo Stato delle Cose dopo l’ennesimo corteo con protagonista Askatasuna

Giorgio Rossetto

Askatasuna è una realtà antagonista molto radicata a Torino, è parte dei cortei più violenti della città e non solo e da un anno è senza una sede dopo la liberazione della palazzina occupata da 30 anni in corso Regina Margherita 47. Tra i suoi leader c’è Giorgio Rossetto, storico volto delle manifestazioni torinesi e No Tav, intervistato da Lo Stato delle Cose in onda domani.

Nell’anticipazione dell’intervista, lo storico leader ha dichiarato che “adesso i poliziotti, le forze dell’ordine si lamentano. Si vede che non vanno a scuola, non studiano la storia, perché comunque i conflitti sociali sono sempre stati centrali. Da una parte ci sono chi si oppone al presente, dall’altra parte c’è chi lo difende. Noi siamo pacifici nel nostro vivere quotidiano, nella società, nei rapporti sociali, anzi”. Ma, ha aggiunto, “nei movimenti necessariamente c’è l’esercizio anche della forza, perché se no non si porta a casa mai nessun risultato”. Queste parole, estratto dell’intervista completa, riassumono una visione dei conflitti sociali che l’attivista ha ribadito in più occasioni, anche in aula. Secondo questa lettura, i conflitti sono strutturali nella storia: la vita quotidiana può essere pacifica, ma nei movimenti l’uso della forza diventa strumento necessario per ottenere risultati concreti. Dichiarazioni analoghe, in cui Rossetto ha criticato l’approccio “muscolare” delle forze dell’ordine e ha parlato di “esercizio della forza” da parte dei movimenti, sono emerse anche in contesti processuali e interviste recenti.

Rossetto ha sempre rifiutato l’etichetta di “leader” di Askatasuna o del No Tav, attribuendola a costruzioni mediatiche e di polizia. Ha dichiarato di non frequentare più assiduamente il centro sociale da anni (per vincoli giudiziari e per la sua dimensione ormai giovanile) e di essersi spostato stabilmente in Val di Susa. Fino a prima dello sgombero, Askatasuna è stato a lungo indicato come uno dei principali punti di riferimento dell’antagonismo torinese e nazionale. Le parole di Rossetto non sono isolate. Arrivano mentre le forze dell’ordine contano feriti e danni dopo gli ultimi cortei, e mentre una parte del mondo antagonista continua a teorizzare il “logoramento” e lo scontro come metodo politico. Dichiarare che “nei movimenti necessariamente c’è l’esercizio della forza” è una legittimazione della violenza di piazza. I poliziotti, a differenza di quanto sostiene Rossetto, la storia la conoscono perché la vivono ogni volta che un corteo degenera, ogni volta che un cantiere viene attaccato, ogni volta che qualcuno decide che i risultati politici si ottengono solo alzando il livello dello scontro.

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