Ha quindici anni uno dei ragazzini perquisiti stamattina dalla Polizia, nell’ambito dell’inchiesta sui disordini dello scorso week end anche in un’ottica di prevenzione visto il fine settimana ad alta tensione. Gli agenti della questura di Monza hanno bussato alla porta della sua abitazione in un piccolo centro della Brianza. È stato lo stesso ragazzino a pubblicare foto del provvedimento, con tanto di nome e cognome e data di nascita sul suo profilo Tik Tok. Come sottofondo musicale ha usato una canzone del trapper Baby Gang. “Siamo nati per la guerra, per finire in tomba o in cella”, è un pezzo del brano.
La perquisizione sarebbe avvenuta, come si legge, ai sensi dell’articolo 41 Tulps, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con un decreto regio del 1931, “alla ricerca e all’eventuale sequestro di armi e munizioni illegalmente detenute”. È simile a quello consegnato ad altre persone, tra cui studenti universitari, oltre che giovanissimi e molti minorenni “alla ricerca e all’eventuale sequestro di armi e munizioni illegalmente detenute”. Non è noto, ancora, l’esito delle perquisizioni.
In un altro profilo social, quello di Milano in movimento, compare un’altra foto di un provvedimento di perquisizione, anche questo in parte oscurato. Si legge che la perquisizione all’indagato è avvenuta dopo l’individuazione del suo numero in una chat whatsapp con numerosi utenti con messaggi minacciosi rivolti alle forze dell’ordine. Il tutto “nell’ambito delle indagini relative ai violenti disordini verificatisi a Milano nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026, dall’esame del telefono cellulare dell’indagato veniva individuato un gruppo WhatsApp composto da numerosi utenti, all’interno del quale emergevano messaggi dal contenuto istigatorio, con espliciti propositi di aggressione e rapina ai danni di appartenenti alle Forze dell’Ordine, finalizzati alla sottrazione delle armi in dotazione danneggiamento di autovetture di servizio e incendio di edifici pubblici”.
In un altro passaggio si legge un pezzo della conversazione: “bro calmati siamo tutto insieme contro gli sbirri”. Secondo il documento, pubblicato sui social, nella medesima conversazione veniva altresì individuato un filmato, condiviso da uno dei partecipanti, raffigurante una pistola dalla quale veniva estratto il caricatore e successivamente sfilate le relative cartucce, accompagnato dalla significativa dicitura “Preparazione”.
“Emergevano, inoltre, messaggi relativi all’organizzazione di un’ulteriore manifestazione prevista per il 24 ottobre 2026, potenzialmente in grado di richiamare un elevatissimo numero di partecipanti, nel cui contesto, alla luce dei propositi violenti condivisi nella conversazione e dei recenti precedenti, si profilava il concreto rischio di gravi disordini e di episodi di violenza collettiva”. Si legge quindi che “tali circostanze, complessivamente valutate, evidenziavano un contesto di particolare allarme per l’ordine e la sicurezza pubblica, caratterizzato da espliciti riferimenti all’impiego e alla possibile disponibilità di armi da fuoco e munizionamento, anche in relazione alla prospettazione di ulteriori azioni violente”.
