Youssef Siher si è chiuso nel silenzio. Il trentenne ricercatore e attivista pro pal, ritenuto l’ideatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alla gip durante l’udienza per la convalida del fermo. La giudice Tiziana Landoni dovrà decidere entro domani se farlo restare in cella, come chiede la procura o se disporre una misura meno afflittiva, come i domiciliari o l’obbligo di firma. Si trova in carcere con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo e violenza organizzata nei cortei. Per la pm Francesca Crupi e il procuratore aggiunto Marcello Viola potrebbe fuggire grazie alla sua rete di contatti e il suo background culturale, o ripetere gli stessi reati.
Tra i suoi post messaggi diffusi agli utenti- ne avrebbe raggiunti 40 mila circa sui social e 9000 sulla pagina Telegram- invitandoli a nuove proteste per il week end successivo. In particolare sulle chat avrebbe raggiunto migliaia di persone con scopi violenti, secondo i magistrati. E avrebbe continuato a creare agitazione in questi gruppi, con conseguenze imprevedibili. È stato in particolare l’ultimo post, di venerdì 23 ottobre, a indicare un cambio di strategia: annullando gli appuntamenti precedenti, e invitando i suoi follower a restare fluidi in attesa di nuove indicazioni che sarebbero arrivati poco prima delle manifestazioni, si è in questo modo autoproclamato leader del gruppo. Secondo gli inquirenti, Siher sarebbe un agitatore capace di mettere in piedi una “strategia rivoluzionaria”, sul punto di realizzare un “chiaro disegno eversivo”. Con i suoi comunicati e le sue strategie social, non solo avrebbe sobillato le migliaia di utenti che lo seguivano sulla pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” e sulla sua chat Telegram, la maggior parte delle quali propense “a mettere in atto condotte criminose contro l’ordine pubblico”. Avrebbe anche “offerto un supporto logistico e organizzativo, di concentrazione delle comunicazioni e di gestione della rete dei vari gruppi riottosi: una condotta che, garantendo un sostegno continuo ai manifestanti violenti, ne ha indubitabilmente rafforzato i propositi criminosi”.
Italiano di seconda generazione, giornalista freelance, contatti con il mondo dei centri sociali, figura emergente dei Giovani palestinesi italiani, fondatore dell’associazione milanese “Alba nascente” ritenuta prossima alla prassi dei Fratelli musulmani, è ritenuto dai pm un “profilo di spicco del movimentismo”. Proprio per il suo “elevato background culturale ed i suoi contatti relazionali che gli consentirebbero di riparare all’estero”. si teme che possa fuggire. Sono anche in corso, nelle ultime ore, gli approfondimenti della Digos su eventuali legami con gli indagati nell’inchiesta della Dda di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas. Siher non è mai stato direttamente coinvolto, ma si analizzeranno le intercettazioni nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’attivista e presidente dell’Api Mohammad Hannoun. Nell’atto gli inquirenti si soffermano sulla finalità “terroristica” delle sue azioni: Siher avrebbe incitato on line alla commissione di nuovi atti violenti come quelli del week end precedente. I messaggi diffusi sulla sua pagina, “se da un lato istigano alla commissione di delitti contro l’ordine pubblico, al tempo stesso veicolano un messaggio dal contenuto fortemente simbolico”: si è trattato di una “dichiarazione di “guerra” continua”, volta a incutere “profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”.
Spiegano i pm che anche la “revoca0 della comunicazione sulle piazze di ritrovo, che sarebbero state indicate solo nell’imminenza delle manifestazioni sarebbe stata una tattica con diversi obiettivi: “eludere gli spiegamenti difensivi delle forze dell’ordine”, “fomentare gli afflati violenti dei facinorosi”, e “incutere nella popolazione il timore di trovarsi al cospetto di un contesto di vera e propria belligeranza urbana”.
