Le denunce di antisemitismo ignorate, le accuse liquidate come eccessiva sensibilità e persino l’offerta di un percorso di psicoterapia a chi segnalava episodi discriminatori. È quanto raccontano alcuni dipendenti ed ex dipendenti ebrei della Bbc, che hanno denunciato al Telegraph il clima all’interno dell’emittente pubblica britannica. Testimonianze pesanti, accompagnate dall’accusa rivolta ai dirigenti di averli sottoposti a una vera e propria manipolazione psicologica, fino a spingere alcuni di loro ad abbandonare il posto di lavoro.
Le nuove rivelazioni arrivano dopo il caso di Lucie Kon, produttrice di documentari licenziata per esubero dopo aver presentato un reclamo formale per antisemitismo. La donna ha ottenuto un risarcimento superiore alle 400 mila sterline dopo aver avviato un procedimento davanti al tribunale del lavoro.
Un ex dipendente, che ha lasciato la Bbc lo scorso anno, ha raccontato di aver espresso preoccupazione per la copertura giornalistica del conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre. In particolare, aveva contestato alcune ricostruzioni sul sionismo e il trattamento riservato alle notizie provenienti da Israele. La risposta di un dirigente, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata particolarmente aggressiva. Quando aveva sottolineato i possibili rischi per gli ebrei britannici, si sarebbe sentito rispondere: “Dimostralo”. “Era come se ci stessero manipolando psicologicamente”, ha denunciato l’ex dipendente, spiegando di essersene andato perché non si sentiva più parte dell’organizzazione.
Non meno significativa la testimonianza di un dipendente ancora in servizio. Durante una conversazione su Sir Nicholas Winton - l’uomo che salvò centinaia di bambini ebrei dai nazisti - una collega avrebbe definito i militari israeliani “assassini di bambini”. Quando il dipendente aveva spiegato di avere genitori sopravvissuti all’Olocausto e parenti in Israele, la collega avrebbe precisato di non riferirsi a lui. Ma la sorpresa maggiore sarebbe arrivata dal suo superiore, al quale aveva segnalato l’episodio: “Vorresti fare un po’ di terapia?”.
Tra coloro che hanno deciso di lasciare l’emittente figura anche Polina Proutskova, ricercatrice di origine russa ed ebrea. La donna ha raccontato di aver riscontrato numerosi errori nella copertura della guerra a Gaza e di aver sollevato la questione durante una presentazione interna. Il risultato? Una contestazione da parte di un collega e il suggerimento del proprio superiore di valutare l’uscita dall’azienda. Poco dopo ha accettato un esodo volontario.
Il Telegraph riporta anche un altro episodio relativo a Lucie Kon. La produttrice sostiene di essere stata considerata “troppo di parte” per dirigere un documentario premiato con un Emmy sugli attacchi del 7 ottobre, proprio perché ebrea. Avrebbe inoltre tentato di proporre un’inchiesta sull’indottrinamento dei bambini palestinesi da parte di Hamas, realizzata attraverso materiale raccolto da un regista israeliano. Un dirigente, secondo la sua versione, avrebbe liquidato il progetto come “evidente propaganda del governo israeliano”.
La Bbc ha respinto qualsiasi tolleranza verso l’antisemitismo, ricordando di aver introdotto nel dicembre scorso una formazione obbligatoria per il personale. Un portavoce ha tuttavia precisato che le testimonianze sottoposte all’emittente contengono dettagli insufficienti per consentire verifiche e indagini approfondite. “L’antisemitismo, in qualsiasi forma, non ha posto alla Bbc”, ha assicurato l’emittente, ribadendo l’impegno a garantire un ambiente di lavoro nel quale tutti possano sentirsi accettati e liberi di denunciare eventuali discriminazioni.
