Negli ultimi decenni, l’Europa si trova ad affrontare l’Islam politico e della penetrazione delle sue frange più radicali nel tessuto sociale occidentale per prendere il controllo dei posti di potere. Un’inchiesta del Mail on Sunday ha acceso i riflettori su diversi centri di culto nel Regno Unito, uno dei Paesi in cui l’islamizzazione è più avanzata, dove predicatori operanti in moschee registrate come enti benefici hanno diffuso messaggi che giustificano la violenza domestica. Presso un centro islamico di di Londra, l’imam è stato ripreso mentre esortava i fedeli a colpire le mogli se rifiutano di essere “chiamate a letto per l’intimità”, chiedendo di “disciplinarle fisicamente... Colpendole leggermente per mostrare loro chi comanda” e citando tra le motivazioni il ”disobbedire al marito quando la chiama a letto”.
Analoghi discorsi sono stati fatti in un centro islamico di Birmingham, dove l’imam ha affermato che “se una moglie continua a rifiutarsi di avere rapporti sessuali... Suo marito può picchiarla”, purché sia “una percosse che non lasci lividi e non rompa le ossa”. In un’altra struttura di Londra, un altro imam ha sostenuto che la “triste realtà di questo Paese è che hanno messo la moglie contro il marito... Se le schiaffeggi una volta, chiamano la polizia”. Sempre a Birmingham, è stato spiegato spiegato che il marito ha il diritto di “disciplinare sua moglie in caso di ribellione, che “non è consentito alla moglie uscire di casa senza il permesso del marito” e che “la disciplina fisica è l’ultima risorsa, a condizione che non causi dolore, lesioni, paura e umiliazione”. Presso la stessa struttura, un predicatore ha affermato che la moglie deve rendersi sempre disponibile. Infine, a Southall, è stato proclamato: “Qualsiasi donna che esce di casa mettendosi del profumo è una fornicatrice”.
Questi episodi evidenziano i fallimenti del multiculturalismo perpetrato da progressisti e woke. Rakib Ehsan, autore di Beyond Grievance: What The Left Gets Wrong About Ethnic Minorities, ha spiegato: “Il modello di multiculturalismo britannico ha deluso le donne in queste comunità segregate. Con controlli di polizia blandi, lo Stato ha chiuso un occhio su aree etnicamente isolate delle nostre città che mantengono atteggiamenti regressivi. Di conseguenza, poiché lo Stato non si è confrontato con queste comunità, gli imam locali si sentono legittimati a predicare una violenta misoginia e altre pratiche contrarie alle leggi e ai costumi britannici”. Rani Bilkhu (Jeena International) ha evidenziato che “questi predicatori usano la religione per il controllo coercitivo delle donne e danno il via libera alla violenza sessuale e agli abusi domestici”. E ha aggiunto: “A volte, l’essere woke impedisce alla società di affrontare questi problemi per timore che un uomo o una donna bianca possano essere accusati di razzismo. Questa non è una questione woke, è una questione di tutela della sicurezza”. Sulla stessa linea la giornalista Khadija Khan, che ha definito la situazione “una macchia sulla coscienza della Gran Bretagna”.
