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Cronaca internazionale

Fatwa contro la Nike in Libia: l’autorità islamica vieta di commercializzare o indossare abbigliamento con il suo logo

Ecco che cosa è successo: a imporre il divieto assoluto è stato il Dar al-Ifta, la massima autorità religiosa del paese nordafricano

Nike

Negoziare, comprare o anche solo indossare capi e scarpe firmati Nike diventa un tabù religioso. Questo quanto sta succedendo in Libia, dove è stata emanata una vera e propria fatwa ai danni della multinazionale statunitense. A imporre il divieto assoluto è stato il Dar al-Ifta, la massima autorità religiosa del paese nordafricano.

Pare che alla base di questa drastica decisione ci sia stata un’accurata analisi teologica dei simboli utilizzati da Nike. Nike, come molti già sapranno, è ispirato dal nome della dea greca della vittoria Nike (Νίκη). Il logo, che in Italia chiamiamo simpaticamente “baffo”, ma che a livello internazionale è stato ribattezzato “swoosh”, rappresenta in modo stilizzato le ali della divinità.

Secondo l’istituzione religiosa che ha sede a Tripoli, scegliere capi firmati Nike equivale a promuovere il politeismo. Da qui il divieto assoluto. Una notizia che lascia attoniti, soprattutto perché la Libia ospita molti resti dell’antica Grecia, tra cui anche una statua della stessa dea Νίκη (nel sito archeologico di Cirene, situata nell’odierna Libia, si trova un monumento navale di epoca tolemaica con una statua acefala e priva di ali della dea della vittoria).

Approfondendo maggiormente la questione si scopre che la fatwa non ha soltanto motivazioni religiose. Tornando indietro al 2023, si arriva a una nota del Consiglio per la Ricerca e gli Studi sulla Sharia del 5 novembre in cui i fedeli venivano invitati a boicottare tutte quelle aziende favorevoli a Israele. È quindi molto probabile che la fatwa del Dar al-Ifta – che non è comunque un divieto imposto dallo Stato – unisca più ragioni ed abbia lo scopo di allontanare i musulmani dal marchio.

Tra l’altro, non è la prima volta che in Libia si prendono provvedimenti contro un marchio. Lo scorso anno, a finire nel mirino dell’autorità islamica fu Van Cleef & Arpels, azienda francese specializzata in alta gioielleria, orologi e profumi. Ad essere contestato fu il simbolo del quadrifoglio, giudicato troppo cristiano.

Al momento, Nike non si è espressa in merito a quanto sta accadendo in Libia. Per quanto riguarda i cittadini, invece, in queste ore i social network sono in fermento. L’opinione pubblica è ovviamente divisa. Da una parte ci sono i ferventi religiosi, pronti a difendere a spada tratta la decisione dell’autorità islamica, dall’altra abbiamo le pesanti critiche di chi vede nella fatwa qualcosa di anacronistico e irrilevante.

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