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Cronaca internazionale

Il ruolo geopolitico di Elon Musk

Il patron di Tesla chiede apertamente l’uscita di scena del presidente ucraino. E dopo le restrizioni a Starshield si apre il nodo delle forniture tecnologiche a Kiev, mentre cresce la sintonia con Trump sulla guerra

Tesla, accusato di frode Musk lascia la guida e paga una multa

“E così il massacro continua… È ora che Zelensky se ne vada”. È questo il post, stringatissimo ma non per questo meno efficace, anzi al contrario profondamente impattante sui equilibri geopolitici già altalenanti, pubblicato da Elon Musk su X. Un avviso di sfratto senza equivoci, che ha raccolto già 68 mila like e 4.9 milioni di visualizzazioni, inviato al presidente ucraino a mezzo social. Un segnale che non è per nulla solo tecnologico, e adesso vedremo perché, ma che ha una fortissima valenza politica. Anzi, è prima di tutto un post politico, che potrebbe impattare in modo dirompente sugli esiti del conflitto e che arriva a pochi giorni dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. Ma, facciamo giusto un passo indietro, perché qui è opportuno ricostruire il contesto in cui è maturato l’ultimo post di Musk. Appena due giorni fa i vertici militari ucraini hanno denunciato una inconsueta limitazione su Starshield, l’unità di Starlink dedicata alla sicurezza nazionale, indispensabile anche per guidare i droni e in particolare per avere una determinata velocità in volo. A stresso giro, sempre su X, Musk ha fatto sapere che Starshield è di proprietà del governo americano, ma nei fatti la proprietà appartiene a SpaceX società dello stesso Musk, pertanto i limiti di velocità non li stabilisce Starshield, ma direttamente al Pentagono. In attesa di comprendere appieno la filiera gerarchica che ha portato alla limitazione e poi al successivo ripristino delle prestazioni di connessione, questo episodio, e il post di Musk sembrerebbe andare in questa direzione, potrebbe anticipare anche un sostanziale ripensamento delle collaborazioni tra le aziende del tycoon e il governo ucraino. Qui, vale la pena ricordare che nel 2022 Elon Musk a poche ore dall’invasione russa schierò la rete satellitare di Starlink per consentire a Zelensky di far fronte alla distruzione delle reti di comunicazione terrestre e preparare così la difesa. Mentre, nel 2025, sempre a mezzo post, aveva dichiarato che Starlink non avrebbe mai spento i terminali in Ucraina. Adesso, invece, le posizioni di Musk sembrano andare nella stessa direzione di quelle espresse da Trump che sabato scorso ha rimproverato a Zelensky di non aver abbia fatto abbastanza per far terminare le ostilità con Putin. Uno scenario che conferma ancora una volta quanto le piattaforme e le Big Tech abbiano oramai un ruolo determinante nelle scelte geopolitiche dei governi, hanno la tecnologia e non solo la forza finanziaria per poterle anche condizionare.

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