Israele corre alle urne e l’affluenza diventa già uno dei principali protagonisti della giornata elettorale. Alle 12.00, ora locale, il 31,5% degli aventi diritto aveva espresso il proprio voto, pari a circa 2,3 milioni di cittadini. Un dato particolarmente elevato, un primato per la partecipazione registrata a quell’ora negli ultimi decenni. Già alle 10.00 l’affluenza aveva raggiunto il 16,68%, contro il 15,9% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022.
Le operazioni di voto si sono aperte alle 7.00 del mattino e nella maggior parte dei seggi resteranno aperte fino alle 22.00, quando saranno diffusi i primi exit poll televisivi. Sono 7.331.981 gli israeliani chiamati a scegliere i 120 deputati della ventiseiesima Knesset, attraverso oltre 12mila seggi distribuiti nel Paese.
È il primo voto nazionale dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e le guerre che hanno trasformato profondamente gli equilibri politici, militari e diplomatici dello Stato ebraico. Ma si tratta soprattutto di un referendum politico sulla leadership di Benjamin Netanyahu, il primo ministro più longevo della storia israeliana, che cerca un nuovo mandato dopo una legislatura segnata dalle operazioni militari a Gaza, dallo scontro con l’Iran e dalle crescenti tensioni interne.
Per Netanyahu, la sfida non consiste soltanto nel vincere, ma nel trasformare il consenso elettorale in una solida maggioranza parlamentare. Il leader del Likud ha impostato la fase conclusiva della campagna sulla continuità della propria leadership, sulla sicurezza nazionale e sui risultati delle operazioni militari contro i nemici di Israele.
La mobilitazione degli elettori è diventata centrale nella strategia del partito. Il Likud ha concentrato gli sforzi sui propri bacini tradizionali, insistendo sul rischio che un’eventuale astensione favorisca la nascita di un governo alternativo sostenuto dalle forze di opposizione e dai partiti arabi.
A contendere al premier la possibilità di formare il prossimo esecutivo è soprattutto Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle forze armate e leader del partito Yashar. La sua candidatura rappresenta un’alternativa costruita intorno alla credibilità militare, alla responsabilità politica e alla richiesta di fare piena luce sui fallimenti della sicurezza israeliana del 7 ottobre.
Netanyahu, dopo aver votato a Gerusalemme, poco dopo le 12.00, ha lanciato un appello urgente ai sostenitori del Likud. “Stanno cercando di rubarci le elezioni”, ha dichiarato il premier, invitando il proprio elettorato a recarsi immediatamente ai seggi. Netanyahu ha motivato il suo allarme alla notizia dell’arresto di tre persone nel Negev, sospettate di essere coinvolte in un presunto tentativo di compravendita di voti. Secondo Ynet, la polizia ha sequestrato buste contenenti denaro contante, mentre il partito arabo Ra’am ha denunciato quella che considera un’azione diretta contro la propria formazione politica.
Netanyahu ha poi richiamato l’attenzione sulla partecipazione degli elettori arabi, sostenendo che in alcune aree del sud l’affluenza sarebbe sensibilmente superiore a quella registrata nelle zone a maggioranza ebraica. Da qui l’invito ai propri sostenitori a coinvolgere familiari, amici e vicini, senza lasciare nessuno a casa. Un’elevata partecipazione della minoranza araba potrebbe, infatti, modificare sensibilmente gli equilibri parlamentari e rendere più difficile la formazione di una nuova maggioranza guidata dal Likud.
Dopo la diffusione dei risultati ufficiali, il presidente Isaac Herzog avrà una settimana di tempo per tenere consultazioni con i rappresentanti dei singoli partiti, nel corso delle quali i leader indicheranno una figura in lizza alla carica di premier. Al termine delle consultazioni, il presidente affiderà al candidato che ritiene abbia maggiori chance un mandato di 28 giorni per negoziare un accordo di coalizione.
