Nelle ultime ore, la fuga di Flávio Bolsonaro dal Brasile si è trasformata in un intrigo internazionale che attraversa almeno quattro Paesi, investe la diplomazia americana e rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra Washington e Brasilia.
A tre giorni dalla sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva, il senatore brasiliano e figlio dell’ex presidente Jair ha lasciato il Brasile nonostante un provvedimento della Corte Suprema che gli imponeva di consegnare i passaporti e gli vietava di espatriare. La destinazione finale resta avvolta nell’incertezza, ma un elemento appare ormai chiaro: gli Stati Uniti sono pronti ad accogliere lui e la sua famiglia.
Il primo punto fermo è arrivato questa notte dalle autorità argentine. La Direzione nazionale delle migrazioni di Buenos Aires ha confermato che Bolsonaro ha attraversato il confine con l’Argentina alle 22.50 di martedì 27 ottobre, utilizzando il Ponte internazionale Tancredo Neves, che collega la brasiliana Foz do Iguaçu a Puerto Iguazú, nella provincia argentina di Misiones. Con lui viaggiavano la moglie Fernanda e le figlie Carolina e Luiza. Secondo il comunicato ufficiale, tutti disponevano di documenti validi per l’ingresso nel Paese e il passaggio è avvenuto senza incidenti.
Appena quaranta minuti dopo, alle 23.30, la famiglia si sarebbe imbarcata su un volo privato operato dalla compagnia argentina Baires Fly S.A., con destinazione Guayaquil, in Ecuador. L’aeromobile, identificato dalla stampa brasiliana come un Gulfstream G400 con registrazione LV-JQW, era stato segnalato nell’aeroporto di Puerto Iguazú già dal giorno precedente. La conferma argentina ha però smentito almeno in parte la ricostruzione iniziale, secondo cui Bolsonaro avrebbe raggiunto gli Stati Uniti già nella giornata di ieri.
Anche la tappa ecuadoriana ha aggiunto nuovi elementi alla vicenda. Secondo quanto verificato dall’Afp, il velivolo indicato dalle autorità argentine è atterrato a Guayaquil nella mattinata di oggi, ha effettuato un breve rifornimento ed è ripartito dopo circa mezz’ora. I giornalisti dell’agenzia presenti nell’aeroporto hanno confermato i movimenti dell’aereo, ma non hanno potuto stabilire direttamente chi si trovasse a bordo al momento della ripartenza. La destinazione successiva non è stata resa nota.
Oltre alla meta finale, resta quindi da chiarire attraverso quali documenti e procedure il politico abbia potuto attraversare il confine. L’ingresso in Argentina non richiede necessariamente un passaporto per i cittadini brasiliani, che possono utilizzare un documento d’identità valido nell’ambito degli accordi regionali. Questa circostanza può spiegare materialmente il passaggio di frontiera, ma non risolve la questione dell’eventuale violazione del divieto di espatrio.
Intanto, Washington si prepara al suo arrivo. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano ha confermato a Reuters che gli Stati Uniti intendono rilasciare i visti necessari a Bolsonaro e ai suoi familiari per consentirne l’ingresso nel Paese. Donald Trump ha espresso pubblicamente il proprio assenso all’eventuale arrivo del senatore, tornando a mettere in discussione la regolarità delle elezioni brasiliane.
Il parallelismo con quanto accaduto dopo le elezioni del 2022 è inevitabile. Allora fu suo padre Jair Bolsonaro a raggiungere gli Stati Uniti dopo la sconfitta contro Lula, prima di rientrare in Brasile e affrontare le conseguenze giudiziarie della crisi istituzionale seguita al voto.
