Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:44
Cronaca internazionale

Sesso in cambio di aiuti e lavoro. La Svizzera sospende 1,25 milioni di franchi a Medici senza frontiere

Al centro dello scandalo le segnalazioni di richiesta di sesso in cambio di aiuti, lavoro e denaro ai danni di donne e ragazze sudanesi

Sea Watch ci prende a schiaffi: "Nessun fermo sulla nave"

La Svizzera ha deciso di sospendere i finanziamenti destinati a Medici Senza Frontiere (Msf) in seguito a un grave scandalo legato ad accuse di sfruttamento sessuale nei campi profughi in Ciad. La misura, adottata dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione, comporta il congelamento di una tranche da 1,25 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 1,52 milioni di dollari, su un totale di 6,25 milioni promessi all’organizzazione per l’anno in corso.

La vicenda è emersa a seguito di un’inchiesta condotta dal quotidiano NZZ Am Sonntag, basata su un’indagine interna dell’Ong che ha fatto luce su 59 segnalazioni di violenze e abusi. Le vittime coinvolte sono in gran parte donne e giovani ragazze fuggite dalla guerra civile del Sudan per cercare rifugio in Ciad. L’indagine ha portato al licenziamento di 18 membri dello staff, tra cui sei dipendenti appartenenti alla sezione svizzera di Msf. Secondo quanto riportato dalla NZZ, i comportamenti emersi delineano un vero e proprio “sfruttamento sessuale diffuso”. Il quotidiano evidenzia la gravità della condotta del personale: “Denaro, posti di lavoro o aiuti umanitari in cambio di sesso: i membri dello staff avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle donne e delle ragazze rifugiate”.

Il giornale mette in luce anche i gravi ritardi e l’oscurità informativa in cui sono state tenute le istituzioni. Sebbene la Dsc avesse ricevuto le prime avvisaglie nel novembre 2024, le autorità sono venute a conoscenza della reale dimensione del problema solo a giugno 2026, dopo la pubblicazione delle inchieste giornalistiche dell’agenzia AP. “Le e-mail interne rivelano ora quanto la Confederazione Svizzera fosse riluttante ad agire, sebbene fosse già a conoscenza dei fatti”, riporta la NZZ, ricostruendo una cronologia di risposte istituzionali particolarmente lente. Il primo allarme inviato dalla sede centrale di Msf a Ginevra era giunto alla Dsc a novembre 2024. In quell’occasione, l’Ong segnalava che tre donne rifugiate “avrebbero descritto casi di sfruttamento sessuale in Ciad” e “le accuse sono presumibilmente già oggetto di indagine”.

Mentre Msf raccoglieva decine di altre accuse e prendeva provvedimenti disciplinari interni, pare che le autorità elvetiche non fossero state informate e nel febbraio 2026, quando i rappresentanti della Dsc e di Msf “si sono incontrati per discutere della protezione contro lo sfruttamento sessuale” e “la Confederazione non ha ricevuto nuove informazioni”. Nel giugno 2026 il ministero degli Esteri ha constatato che Msf ha violato il suo obbligo contrattuale di segnalazione e di conseguenza, come sottolinea il quotidiano svizzero, la sfiducia nei confronti dell’Ong è “ora immensa all’interno della Confederazione”, situazione che ha spinto Msf a fare mea culpa. Berna sta ora valutando la possibilità di applicare ulteriori sanzioni e di avviare un’indagine esterna, mentre a partire dal 2027 gli obblighi di rendicontazione e segnalazione verranno fortemente inaspriti per tutte le ONG partner della Svizzera.

Commenti