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Cronaca internazionale

Terrore davanti all’ambasciata israeliana a Belgrado: assalitore ucciso, la Serbia dichiara la massima allerta

Un minorenne armato di due coltelli ha aggredito un agente della Gendarmeria che presidiava la sede diplomatica. Era già noto per le sue simpatie per lo Stato Islamico

Belgrado, fondamentalista islamico attacca l'ambasciata di Israele con la balestra. "È terrorismo"

Un nuovo attacco contro l’ambasciata israeliana a Belgrado scuote la Serbia, facendo scattare il massimo livello di allerta terroristica nel Paese, mentre nello stato ebraico si procede con lo spoglio elettorale per il rinnovo della Knesset. Poco dopo la mezzanotte, un minorenne armato di due coltelli ha aggredito un agente della Gendarmeria incaricato di sorvegliare la rappresentanza diplomatica. Il poliziotto ha reagito aprendo il fuoco e uccidendo l’assalitore, riportando una lieve ferita al volto.

Il ministro dell’Interno serbo uscente, Ivica Dačić ha immediatamente qualificato l’episodio come un attacco terroristico, ordinando l’innalzamento dell’allerta nazionale al livello rosso, il più elevato previsto dal sistema di sicurezza serbo.

Secondo quanto riferito dall’emittente pubblica serba RTS e dal quotidiano israeliano The Times of Israel, l’aggressione è avvenuta intorno alle 00:15. Il giovane, la cui identità non è stata ancora ufficialmente accertata, sarebbe originario di Šabac, città della Serbia occidentale. Stando alla ricostruzione fornita dal ministro, si sarebbe avventato contro l’agente gridando “Allahu Akbar”, brandendo due coltelli.

A rendere particolarmente delicato l’episodio è un elemento emerso dalle prime dichiarazioni delle autorità serbe: il giovane aggressore sarebbe stato già monitorato dai servizi di sicurezza nazionali per le sue simpatie nei confronti dello Stato Islamico.

Dačić ha spiegato che sul profilo Instagram del sospettato comparivano la bandiera nera e simboli riconducibili all’organizzazione jihadista. Un particolare che, secondo le autorità, rafforza l’ipotesi di una matrice terroristica, pur senza chiarire ancora se il giovane abbia agito autonomamente o se esistano eventuali collegamenti operativi con altri soggetti.

È proprio su questo punto che si concentrano gli interrogativi dell’inchiesta. Il fatto che l’aggressore fosse già sotto osservazione apre infatti una questione sull’efficacia delle attività di prevenzione e sulla possibilità di individuare tempestivamente il passaggio dalla radicalizzazione ideologica alla violenza.

La risposta delle autorità di Belgrado è stata immediata. Il ministero dell’Interno ha disposto il rafforzamento della presenza delle forze di polizia e delle unità speciali nei luoghi considerati maggiormente esposti al rischio di attentati. La sorveglianza viene intensificata presso infrastrutture strategiche, sedi diplomatiche e luoghi di grande affluenza, con controlli più rigorosi nelle principali aree sensibili del Paese.

Secondo il portale serbo 021.rs, che ha riportato il comunicato del ministero dell’Interno, l’agente ferito ha riportato un taglio al volto e le sue condizioni non destano preoccupazione. Dačić e il direttore della polizia, Dragan Vasiljević, si sono recati in ospedale per incontrarlo. È prevista la sua dimissione in giornata.

L’episodio riporta alla memoria quanto accaduto il 29 giugno 2024, quando un uomo armato di balestra aveva colpito al collo un agente serbo impegnato nella sorveglianza della stessa ambasciata israeliana. Anche allora il poliziotto aveva reagito sparando e uccidendo l’aggressore. L’attacco aveva provocato una vasta operazione antiterrorismo e l’arresto di due persone sospettate di collegamenti con ambienti dell’estremismo islamista.

Le autorità serbe avevano successivamente ricondotto l’azione a un lupo solitario, dichiarando di non aver individuato un’organizzazione più ampia coinvolta. Nell’agosto dello stesso anno, le forze di sicurezza avevano ucciso un altro uomo ricercato per presunti legami con l’aggressore.

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