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Cronaca internazionale

Trump scarica Paolo Zampolli: dietro la cacciata la guerra interna al Dipartimento di Stato

L’uomo che fece da Cupido tra il presidente e la first lady è stato rimosso dall’incarico di inviato speciale per le partnership globali

"La verità sta emergendo: da lui solo attacchi politici. Ha fatto danni enormi, chiederò 5 milioni di euro"

Alla corte di Donald Trump continuano a cadere teste. Paolo Zampolli, imprenditore italoamericano, ex agente di modelle e soprattutto l’uomo che nel 1998 fece incontrare il tycoon con la futura first lady Melania Knauss, è stato rimosso dall’incarico di inviato speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. La decisione, notificata ieri, arriva poche ore dopo la pubblicazione di un’inchiesta di Politico che ha portato alla luce una lunga e velenosa battaglia interna al Dipartimento di Stato.

La parabola di Zampolli è strettamente intrecciata a quella della famiglia Trump. Nato a Milano e trasferitosi negli Stati Uniti, ha costruito la propria fortuna professionale nel mondo della moda, fondando a New York l’agenzia ID Model Management. Ed è proprio nell’ambiente delle passerelle e delle feste mondane della Manhattan degli anni Novanta che conobbe il futuro presidente degli Stati Uniti.

Il caso è particolarmente delicato perché investe il rapporto tra fedeltà personale, relazioni d’affari e gerarchie istituzionali. Da una parte un uomo che rivendicava un mandato ricevuto direttamente dal presidente; dall’altra Christopher Landau, numero due del Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio, deciso a delimitare rigorosamente le competenze dell’inviato.

Politico aveva ottenuto una serie di comunicazioni interne tra Zampolli e Landau. Lo scontro, secondo quanto emerge dalla corrispondenza, andava avanti almeno dall’autunno del 2025 e riguardava soprattutto i confini dell’incarico affidato all’imprenditore.

Il punto di rottura era la pretesa, contestata da Landau, di occuparsi di dossier che andavano oltre la diplomazia culturale. In una mail del 14 novembre 2025, inviata in copia anche ad altri funzionari dell’amministrazione, il vicesegretario di Stato aveva ordinato a Zampolli di interrompere immediatamente qualsiasi attività non direttamente collegata al suo incarico. Landau sosteneva che l’inviato non avesse alcuna autorità per intervenire autonomamente su questioni di politica estera e lo accusava di intraprendere iniziative commerciali non autorizzate, potenzialmente illegali. Accuse che Zampolli avrebbe restituito al mittente.

Il conflitto avrebbe coinvolto anche le attività dell’inviato nei Balcani. Secondo le ricostruzioni della stampa, una visita nella regione e alcuni incontri politici avevano provocato ulteriori frizioni, costringendo Landau a chiarire addirittura a interlocutori stranieri i limiti dell’autorità di Zampolli. La controversia si è progressivamente trasformata in uno scontro personale, alimentato da accuse reciproche e sospetti sulla diffusione alla stampa di informazioni riservate.

Annunciando la sua nomina, Trump aveva sottolineato l’esperienza dell’amico nelle organizzazioni internazionali e la sua capacità di promuovere gli interessi americani all’estero. L’incarico gli aveva consentito di partecipare a eventi internazionali e coltivare rapporti con governi e interlocutori economici.

Un’attività che, però, aveva finito per attirare le attenzioni dei vertici del Dipartimento di Stato. Zampolli rivendicava risultati anche sul terreno commerciale, tra cui il proprio contributo all’accordo per l’acquisto di 22 Boeing da parte di Uzbekistan Airways. Un approccio alla diplomazia che privilegia le relazioni personali e la conclusione di accordi economici, ma che, secondo Landau, rischiava di sovrapporsi alle competenze degli apparati istituzionali.

Nonostante la brusca uscita di scena, Zampolli ha scelto di non attaccare pubblicamente Trump. Al contrario, in un messaggio diffuso su X, ha insistito sulla riconoscenza verso il presidente e ha presentato la conclusione del mandato come l’inizio di una nuova fase professionale.

“Gli incarichi di inviato speciale durano un anno. Il presidente Trump ha prorogato il mio per oltre sei mesi”, ha spiegato, ricordando come il tycoon avesse già influenzato in passato le sue scelte professionali. Secondo il racconto dell’imprenditore, Trump gli avrebbe recentemente suggerito di lasciare l’attività governativa per tornare a concludere affari nel settore privato. “Il presidente ha sempre ragione”, ha scritto Zampolli, ringraziando anche il segretario di Stato.

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