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Cronaca locale

Cade dal balcone a 4 anni, il padre si lancia nel vuoto per salvarlo. Il “miracolo” a Pordenone

L’uomo è riuscito ad afferrare il figlio durante la caduta. Entrambi sono finiti sul tetto di un’auto parcheggiata nel cortile e sono stati dimessi dall’ospedale il giorno successivo con ferite lievi. A raccontare la vicenda il primario di Pediatria Roberto Dall’Amico

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Ha avuto soltanto una frazione di secondo per reagire. Quando ha visto il figlio di quattro anni lanciarsi dal terrazzo di casa, al secondo piano di una palazzina nel Pordenonese, il padre si è gettato nel vuoto nel tentativo di raggiungerlo. È riuscito ad afferrarlo e a stringerlo a sé prima dell’impatto con il suolo. La caduta si è conclusa sul tetto di una vecchia utilitaria parcheggiata nel cortile dell’edificio. La vettura ha attutito l’impatto, contribuendo a evitare conseguenze ben più gravi per entrambi. Una circostanza fortunata, oltre alla prontezza del genitore, che ha trasformato un incidente potenzialmente fatale in una vicenda a lieto fine. A raccontare quanto accaduto è stato Roberto Dall’Amico, primario del reparto di Pediatria dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, dove il bambino è stato portato dopo l’incidente.

Dimessi con ferite lievi

La dinamica della caduta ha fatto temere conseguenze serie, ma gli accertamenti medici hanno escluso lesioni gravi. Il piccolo è stato sottoposto agli esami necessari e, dopo una giornata di osservazione, è stato dimesso. Anche il padre, accompagnato in Pronto soccorso, ha riportato soltanto lievi contusioni. Entrambi sono quindi potuti tornare a casa il giorno successivo, con qualche graffio e un grande spavento. A subire i danni maggiori è stata l’automobile, il cui abitacolo è rimasto gravemente danneggiato. “Quel che resta dell’auto è ancora nel cortile di casa”, ha scritto Dall’Amico nel suo racconto, sottolineando così le conseguenze materiali dell’impatto. Non è stato chiarito che cosa abbia spinto il bambino a lanciarsi dalla terrazza; resta il fatto che il padre è riuscito a intervenire in tempo, mentre la presenza della vettura nel punto della caduta ha contribuito a limitare le conseguenze dell’incidente.

Il racconto del primario

Nel raccontare la vicenda, Dall’Amico ha posto l’accento sulla reazione del genitore, capace di mettere a rischio la propria vita pur di tentare di salvare quella del figlio. Un gesto istintivo, compiuto senza il tempo di valutare pienamente il pericolo. “È una storia finita bene. Che racconta come i bambini richiedono mille attenzioni. Che serve avere anche fortuna per non farsi male. Ma è soprattutto la storia di un genitore capace di rischiare la vita per quella del figlio”, ha scritto il primario. Il medico ha poi riflettuto sull’istinto di sopravvivenza, che normalmente porta a proteggersi dal pericolo, e su come, in determinate circostanze, possa essere superato da un sentimento ancora più forte. “Esiste però una paura più grande che permette di agire con coraggio e determinazione. La paura di perdere un figlio. La paura che ha permesso a questo genitore di vincere la sua paura”, ha concluso Dall’Amico.

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