Voce grossa con i fondi immobiliari, i «poteri forti» e se - come fa intendere tra le righe - Beppe Sala si è fatto fregare dai club, se diventerà sindaco batterà i pugni sul tavolo per ridiscutere alcuni punti del progetto stadio. Promuove il modello del centro sociale Lambretta, a cui il Comune ha (quasi) regalato uno spazio dopo anni di occupazioni, cita tra «le luci che non vanno spente in città» il Leoncavallo e sogna la super tassa per i super ricchi. Non sorprende che il giornalista Mario Calabresi, candidato alle primarie del centrosinistra, nell’intervista ieri a Radio Popolare sottolinei subito che il campo larga nazionale va replicato a Palazzo Marino, «oggi non è presente e sarebbe importante che M5S facesse parte anche della coalizione milanese». I grillini qui valgono forse il 2% ma a quanto pare hanno un peso inversamente proporzionale sulla scelta del nome se pure Calabresi si fa dettare l’agenda. Uno degli slogan M5s a Milano? «Svolta radicale sull’urbanistica» perchè la giunta « ha favorito gli speculatori». E il giornalista, premettendo a domanda sui rapporti tra il patron di Coima Manfredi Catella e Sala e sulle inchieste in generale, che «non ci sono dal punto di vista penale al momento profili di scorrettezza da parte dell’amministrazione» aggiunge che «è emerso che una serie di regole venivano usate in maniera non sostenibile. Non si può lasciar costruire con Scia un palazzo in un cortile, le inchieste sono partite da esposti, da un malessere dei cittadini. Sono state smontati i controlli un pezzo alla volta». E butta lì che «dobbiamo ripartire dalle regole» e «per legge il 50% degli oneri vanno usati in aree periferiche, ma esiste poi un computo e un controllo? Spero mi rispondano». Citofonare alla vicesindaca Pd Anna Scavuzzo, in pista per il dopo Sala. La politica, rincara, «deve sedersi a capotavola. I fondi stranieri arrivano, estraggono valore e non hanno un legame col territorio». Lo dice anche bocciando il Piano per la Casa che doveva essere uno spot per Sala e l’assessore Emmanuel Conte, in campo per le primarie, ma «non è andato a buon fine, non ci sono imprese che stanno costruendo». Ci vuole «più politica. Non rincorrere i fondi al ribasso. I poteri forti sono in grado di tutelarsi da soli e hanno fior fior di avvocati». Giorni fa ha lanciato l’idea di tenere in piedi due stadi e ha scatenato l’ira di Sala («bizzarro contesti una decisione votata da noi in consiglio) e la bocciatura dei partiti. «Il sindaco si è arrabbiato parecchio ma dobbiamo preoccuparci prima di tutto dell’impatto ambientale e sanitario». E «vorrei poter dire la mia senza che nessuno si offenda troppo e che sia lesa maestà. I club incassano 600 milioni dallo sponsor per il nome, fatico a capire perchè i 39 milioni per spostare il tunnel Patroclo, a uso dello stadio, deve pagarli il pubblico. Se sarò eletto riprenderò in mano la pratica».
Calabresi gira con la scorta, si dichiara e civico ma confessa di aver fatto «più politica come direttore di Repubblica che se avessi avuto una tessera», ricorda che il suo nome pubblicamente «l’ha tirato fuori Sala due anni e mezzo fa». Contesta lo studentato allo Scalo Romana («scandaloso il prezzo delle stanze, andava contrattato in maniera diversa»), cavallo di battaglia Avs. Senza citare Sala sottolinea che «la politica ce la fa se sindaco, giunta, consiglio e Municipi fanno squadra, non ognuno per conto proprio». Andrebbe «ogni settimana in un Municipio a metterci la faccia, se ci si chiude nella stanza è la fine». Critica pure la gestione di Vogue World in Galleria: «Dopo il Comune ha annunciato i fondi per la biblioteca di Quarto Oggiaro come un obolo. Bisogna invertire i fattori, sedersi prima con la presidente del Municipio e le associazioni, magari la mattina della sfilata avrei portato Jennifer Lopez lì». Facile.
Smonta le «week», il restyling di San Babila. Dice sì al reddito minimo comunale «sopra i dieci auro», allaa Darsena balneabile e a qualche sfidante in giunta (citi Tommaso Goisis sulla Darsena, «mi sono innamorato del suo progetto»). Biglietto più caro per i turisti sulla M4 da Linate («con gli incassi, metrò fino alle 2 nel weekend). Nominerebbe un «delegato al caldo» per gestire i problemi legati al cambiamento climatico, dai condizionatori negli asili alle depavimentazioni. Quando parla della Milano che esclude cita pure i due fratelli che «alla scadenza dell’affitto sono stati costretti a trasferirsi, uno in Umbria e l’altro magazziniere è tornato a vivere da mia madre».
A Calabresi sembrerebbe «lunare» che non ci fossero le primarie ma «se sono a fine febbraio non sarebbe un dramma ma non bisogna stare appesi chissà fino a quando».
Ripete che «è miserabile usare Pinelli contro di me», l’ex ferroviere anarchico e il padre commissario Luigi Calabresi «sono state vittime innocenti di una macchinazione e oggi lo sappiamo, quando dal ministero dell’Interno e dagli affari riservati le stragi neo fasciste le attribuivano agli anarchici». Se fosse eletto lascerebbe in piazza Fontana entrambe le lapidi, quella del 1977 che ricorda Pinelli come «ucciso ingiustamente» in questura e quella del 2006 che lo ricorda come «innocente morto tragicamente». «Ci raccontano di una frattura di Milano, la prima ricorda quegli anni e l’eredità avvelenata dei depistaggi, l’altra ristabilisce però quello che disse il giudice D’Ambrosio. Oggi credo che non dobbiamo aprire nuove ferite. Purtroppo ci sono fatti di complessità che vanno tenuti assieme».
Chiara Campo
