Questa è la testimonianza lunga dieci anni, un dietro le quinte (con sorprese) raccontato attraverso gli occhi di chi, digiuno di politica, si è trovato ad avere a che fare con decenni di sistema tentacolare di potere, affari e maestrìa burocratica. La storia di un cittadino diventato sindaco con sua grande sorpresa, che ha toccato con mano la gestione della sinistra nella Stalingrado d’Italia. «Un sistema applicato a tutti i settori - spiega Roberto di Stefano, primo cittadino di Sesto San Giovanni dal 2017 - di cui il caso plateale dell’urbanistica è solo la punta di un iceberg, molto più grande di quanto non si immagini». Il racconto di Di Stefano è dettagliato: si passa, infatti, dal consorzio del trasporto pubblico all’azienda di gestione dei rifiuti, dalle iniziative per l’emergenza abitativa alla gestione «amichevole» del patrimonio pubblico ovvero con ville ed edifici di proprietà comunale dati a prezzi irrisori ad associazioni simpatizzanti senza alcun controllo. La prova di tutto ciò è un buco di bilancio di 24 milioni di euro e 14 milioni di debito con i fornitori dell’amministrazione, denunciato alla corte dei conti e al Ministero.
Nel suo libro «Espugnare l’impossibile. Il crollo della Stalingrado d’Italia» (Oaks editrice, 145 pagg.), che sarà presentato domani alle 18 allo Spazio arte di Sesto San Giovanni, racconta passo passo la sua esperienza in Comune attraverso diversi capitoli della vita pubblica, come l’emergenza casa, i rifiuti, la gestione degli impianti e del patrimonio immobiliare demaniale, il progetto della grande moschea e della Città della salute, testimoniando ogni passaggio con sentenze, documenti, esposti. «Mi dispiace moltissimo non potermi più candidare - confessa - perchè questo è il lavoro più bello del mondo, nonostante tutto. Riempie di gioia e di soddisfazione vedere crescere opere che si è contribuito a far nascere, vedere riqualificati edifici abbandonati come le ex sedi di Alitalia, Wind e Inps, aver partecipato fattivamente al passaggio dell’ex area industriale Falck alla Città della salute, maxi progetto da 5 miliardi di investimenti, aver creato servizi per i propri cittadini come le 4 fermate della metro e la nuova stazione ferroviaria firmata Renzo Piano. E al contempo aver sventato
il rischio del progetto della più grande moschea d’Europa. (La revoca della concessione è del 2017 la vicenda giudiziaria che ne seguì si prolungò dal 2018 al 2024 con la conclusione che la moschea non venne mai realizzata».
«Questo libro darà fastidio a molti - continua il sindaco - ma sarà utile a tutti gli aspiranti sindaci e consiglieri comunali. Se, infatti, diventare sindaco sembra un’impresa, molto più complesso è sopravvivere in un ambiente ostile e sindacalizzato, che vuole comandare».
Che futuro aspetta il sindaco di Sesto San Giovanni? «Di sicuro non rimarrò fermo ma allo stesso tempo non mi sono ancora confrontato con il partito, non vorrei però disperdere l’esperienza e la professionalità accumulate in questi dieci anni al servizio del territorio». Ecco quindi che non è da escludere per lui un futuro in Parlamento o in Regione Lombardia.
