E alla fine arriva l’occupazione. In questo caso un’occupazione sui generis dal momento che le Famiglie sospese, il comitato che riunisce le 4.500 famiglie che hanno comprato casa sulla carta o in costruzione ma che non ne sono mia entrate in possesso per la maxi inchiesta sull’urbanistica, hanno occupato casa loro. Dal primo sequestro di un cantiere (19 luglio 2024) sono passati 841 giorni: un’attesa interminabile per le Famiglie Sospese, che ieri hanno occupato il cantiere di via Baldinucci 46, una delle case che avrebbero dovuto essere già completate e abitate, annunciando una veglia notturna ogni sera dalle 22 alle 2.E così una sera dopo l’altra «finché l’amministrazione non rilascerà almeno un titolo edilizio».Il 6 gennaio 2026, Sala aveva dichiarato: «Abbiamo lavorato silenziosamente per risolvere il problema delle famiglie sospese. Siamo vicini a trovare delle soluzioni». Non solo, ad aprile la Giunta aveva dato il via libera a un primo pacchetto di provvedimenti pensati per rilanciare interventi edilizi rimasti in sospeso e a garantire maggiore continuità agli iter amministrativi. Da quel 6 gennaio - ricorda il Comitato - sono passati 305 giorni e nessun titolo edilizio è stato rilasciato, mentre le difficoltà aumentano. «Ci sentiamo presi in giro» denuncia il portavoce Filippo Borsellino: «Noi continuiamo a pagare, a rimandare e ad attendere. Da oggi, ogni notte, aspetteremo qui, dove doveva essere casa nostra, che il sindaco mantenga la sua promessa, perché non c’è più nessun altro posto dove aspettare». La richiesta è precisa: almeno un titolo edilizio, tra quelli che gli stessi uffici comunali hanno indicato come più vicini al rilascio. Tra questi ci sono anche interventi di edilizia cooperativa, per cui i soci attendono da anni una casa già pagata in parte.Nel mirino del Comitato non solo il Comune ma anche Procura e Parlamento: «Otto sentenze su otto hanno dato torto alla Procura, nonostante questo i ricorsi continuano e gli unici a pagare le conseguenze di questo accanimento sono le famiglie. Intanto tutti i cantieri della città restano bloccati, contribuendo ad aumentare prezzi di vendita e canoni di affitto. Pesa anche una disciplina urbanistica che affonda le sue radici nel 1942, mai davvero chiarita dalla politica nazionale. Nessuno può nascondersi dietro i tempi della giustizia e della burocrazia comunale: a livello istituzionale non ci sono alibi per nessuno» conclude Borsellino.I titoli edilizi da sbloccare per primi riguardano il progetto Le Altane di Lambrate in via Bistolfi, via Baldinucci 46, Cohabitat Udine in via Treves, Le Residenze di via Crespi 28, l’ex sito industriale dismesso di via Frigia 7, il campus universitario alla Bovisa, le residenze Lac al parco delle Cave, via Ornato 78, via Papiniano 48, via Petitti 15, Le Residenze di via Ripamonti 248, via Savona 105, Scalo House di via Lepontina e Common Housing in via Taggia 15.

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