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Cronaca locale

Federico Faggin: “La musica è l’arte che più si avvicina all’amore”

Oggi e domani al Centro Congressi Fondazione Cariplo l’ incontro aperto fra scienziati, filosofi e musicisti

Federico Faggin during ninth edition of the Argil Award, the Italian Award for Excellence at the Rome's, Italy - Tuesday March 17, 2026 - ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

Quello di Federico Faggin - tra i più grandi scienziati italiani dopo Fermi, l’inventore del touch screen e del primo microprocessore - è il nome di punta degli Harmony Days. Due giornate, oggi e domani, in cui scienziati, imprenditori, filosofi, musicisti si confrontano su musica, neuroscienze, coscienza e relazioni umane. L’appuntamento, aperto al pubblico, è al Centro Congressi di Fondazione Cariplo. Abbiamo incontrato Federico Faggin, che oggi affianca alla sua straordinaria carriera scientifica una ricerca sul rapporto tra coscienza, realtà e libero arbitrio.

Che cos’è la musica per lei?

«La musica è forse la forma artistica più vicina all’amore. Nella mia teoria, l’amore porta in risonanza gli stati quantistici dei campi coscienti, che chiamo seity, gli enti fondamentali della realtà. Quando due interiorità entrano in risonanza, si crea un’armonia profonda, che porta alla comprensione reciproca, come accade tra le onde musicali».

L’ascolto della musica può dunque favorire l’armonia tra le persone?

«Da sempre la musica contribuisce a creare armonia tra gli esseri umani. È una forma di sintesi dell’accordo tra le persone, della capacità di cooperare, di conoscersi meglio e di stare insieme. Alcune musiche contemporanee, come certe forme di heavy metal, mi sembrano invece caratterizzate da sonorità sgradevoli e discordanti, opposte all’armonia. La musica, nella sua essenza, esprime la possibilità di entrare in sintonia profonda con se stessi e gli altri».

Quali sono i suoi gusti musicali?

«Sono stato attratto dalla musica fin da bambino, anche grazie a mio padre, che amava la musica barocca. In casa ascoltavo Telemann, Gabrieli, Vivaldi, Händel e Bach. È una musica che ha anche una dimensione matematica, con strutture che mi hanno sempre affascinato. Negli ultimi anni, però, sono stato troppo occupato per ascoltarla quanto vorrei. Ma non significa che la musica sia scomparsa dalla mia vita: in un certo senso, continuo a sentirla dentro di me».

Nella sua visione, la coscienza ha un ruolo fondamentale nella realtà. Come si inserisce in questa prospettiva il libero arbitrio?

«Nella mia teoria, esiste una realtà più profonda, nella quale le seity sono campi quantistici coscienti e dotati di libero arbitrio che comunicano tra di loro per conoscere se stesse usando simboli. I simboli emessi dalle seity sono gli stati eccitati dei campi che i fisici chiamiamo materia. I campi coscienti, le seity, possono anche conoscere le possibilità future e decidere con libero arbitrio quale futuro manifestare. La loro decisione non può essere conosciuta prima che venga presa. La mia visione si fonda su tre aspetti irriducibili e intrecciati: materia, mente e spirito che sono sempre presenti in qualsiasi manifestazione. La coscienza è ciò che permette alle seity di esperire e conoscere il significato della materia che forma i simboli».

Che rapporto c’è tra questa concezione della coscienza e la musica?

«La musica è quell’aspetto ondulatorio che porta in risonanza le interiorità dei campi. Quando esiste amore tra due persone che desiderano comprendersi, nasce tra loro un’armonia, è questa corrispondenza che avvicina la musica all’esperienza dell’amore».

Gli artisti sono inquieti per natura. Anche lei, inventore, si è sempre sentito così?

«Quando ero impegnato nelle invenzioni, ero molto irrequieto. Le cose sono cambiate con l’esperienza del risveglio, che mi ha permesso di approfondire la conoscenza di me stesso e della mia interiorità. La prima grande scoperta è stata la pace. Mi sono riconosciuto in un amore incondizionato fuori e dentro di me, e ho provato la sensazione di essere finalmente a casa mia. Prima vivevo come se dovessi essere altrove.