Milano si sveglia in assetto da guerra. Blindata, in ostaggio. Gli operai hanno lavorato tutta la notte nel Quadrilatero e intorno alle 11 in via Montenapoleone ancora salgono e scendono velocemente dalle scale per coprire le vetrine con pannelli in truciolato o nelle versioni più chic, pensate dalle griffe per dare una aspetto meno angosciante alla via dello shopping più famosa del mondo. Commessi barricati nelle boutique ma al lavoro: la stragrande maggioranza dei marchi alla fine ha deciso di aprire regolarmente la mattina e valutare via via l’evolversi degli eventi. Una scommessa vinta, per fortuna. Per un giorno comunque è impossibile ammirare borse e capi griffati nelle vetrine, gli assalti dello scorso weekend hanno fatto paura e quindi nessuno ha voluto rischiare, porte aperte (e presidiate da vigilantes) ma Montenapo si presenta quasi da cima a fondo con una fila di pannelli, davanti ai negozi di Gucci, Valentino, Celine, Balenciaga, Tiffany, Dior, Louis Vuitton, Pomellato, Prada, coperta anche la pasticceria Marchesi. Millequattrocento tra agenti di polizia, carabinieri, finanzieri e militari hanno presidiato dal mattino stazioni, fermate della metropolitana, piazza Duomo, Cadorna, piazza Castello, spuntavano divise camminando all’angolo con l’Ambasciata Usa di via Turati, in Galleria. Camionette in corso Buenos Aires, in piazza XXV Aprile. Elicotteri, droni. Davanti a Palazzo Reale schierati cinque lince dei parà della Folgore. «É iniziata la guerra?» domanda una bimba sulle spalle al papà. Sembra una città in assetto da battaglia eppure la mattina turisti riempiono piazza Duomo come se non fosse una giornata di straordinaria allerta, il sole e un artista di strada che suona rallegrano il clima, c’è chi fotografa i mezzi blindati. Quasi tutti aperti - e protetti da pannelli o cancellate - i negozi di via Torino e in corso Vittorio Emanuele. Chiudono lo store di North Face in Galleria San Carlo o Foot Locker in corso Vittorio assediato dai baby teppisti domenica scorsa, un manifesto informa che «le vendite continuano in corso Buenos Aires e on line». Si rendono «invisibili» grazie ai pannelli ma sono operativi marchi amati dai giovani come Levi’s («we are open, siamo aperti»), Michael Kprs («fino alle 22»), Nike. Rinascente in Duomo invece apre regolarmente e chiude in anticipo, come deciso alla vigilia, alle 15 e con le vetrine coperte da pannelli colorati con lo skyline di Milano. Chiuso l’Apple store di piazza Liberty mentre Decathlon in piazza Castello, che ha vissuto momenti di terrore giorni prima, rimane aperto con le grate abbassate. E ancora dopo mezzogiorno sono al lavoro gli operai in corso Garibaldi dove c’è una concentrazione di marchi per giovani e infatti la settimana scorsa si sono registrati assalti e vetrine spaccate. Ed è nella zona, davanti al teatro Strehler e in via Lanza, che anche ieri ci sono stati momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. E dopo l’assalto al Carrefour di via Torino, quando il corteo spontaneo di giovani passa davanti a un negozio della stessa catena in via Modena, il supermercato chiude per prudenza con i clienti bloccati all’interno.
Tanto tuonò che non piovve? Facile da dirsi, col senno di poi. Le perquisizioni preventive, l’individuazione e il fermo di Youssef Siher, l’ideatore del Movimento 17 ottobre, il massiccio schieramento di agenti e soldati ha evitato che si ripetesse un’altra «maranza week» e ha dato fiducia ai commercianti. Anche il sindaco Beppe Sala e il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli venerdì avevano fatto appello a «rimanere aperti». Confesercenti conferma che «sette attività su dieci sono rimaste regolarmente aperte nelle città potenzialmente interessate dagli scontri». Confcommercio Milano ringrazia «istituzioni, forze dell’ordine e i militari per aver gestito e tenuto sotto controllo una situazione difficile. Siamo grati negozianti che nonostante le tensioni hanno tenuto aperto dimostrando cosa significa coraggio, responsabilità e fiducia. Non dimentichiamo che grazie a loro le nostre città sono più attrattive e sicure». A Milano «sembra che abbia prevalso la ragionevolezza. Il vandalismo senza senso che lo scorso fine settimana ha messo a ferro e fuoco il centro città non si è ripetuto. Manifestare civilmente - ribadisce l’associazione dei commercianti - come abbiamo sempre detto è un diritto sacrosanto e inviolabile ed è in antitesi con la violenza».
Piazza Duomo questa volta non è stata violata. Diverse decine di persone sono state accompagnate in Questura, maggiorenni e minorenni controllati a partire dall’ora di pranzo nella zona della cattedrale e nelle stazioni e trovati con passamontagna o strumenti potenzialmente pericolosi da usare in piazza. Nessuna violenza anche durante il corteo spontaneo di giovani che ha sfilato fino a piazza Leonardo da Vinci, raggiungendo il presidio pro Pal, hanno manifestato complessivamente circa diecimila persone.
