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Arte e Storia

L’arte di abitare lo spazio. La lezione viva di Fabro

Grande antologica italiana dedicata al maestro dell’arte povera. Cuore della mostra la ricostruzione di “Habitat”, con le celebri Italie

Mostra Fabro Hangar Bicocca

La mostra «Abitare lo spazio», prima grande antologica italiana dedicata al maestro dell’Arte Povera Luciano Fabro dopo quella lontanissima del 1980 al Pac, rappresenta un evento di eccezionale importanza non soltanto per gli appassionati d’arte ma per tutti coloro, scuole in primis, che hanno a cuore la storia culturale del Dopoguerra e di quella a seguire. E sottolinea, una volta di più, il ruolo fondamentale di fondazioni private come Pirelli Hangar Bicocca nel sostituirsi alle istituzioni non soltanto come osservatorio rigoroso sull’arte contemporanea ma nell’attenta storicizzazione anche di artisti che hanno dato tantissimo alla città.

Come il torinese Fabro, appunto, il quale sbarcò a Milano nel 1959 poco più che ventenne «utilizzando» la città come vero e proprio laboratorio umano, intellettuale e artistico per la propria ricerca sul rapporto tra la scultura, lo spazio, l’identità collettiva e perfino la storia dell’arte. Il rapporto profondo e multiforme di Fabro con Milano si concretizzò sul finire degli anni Settanta con la fondazione della Casa degli artisti di corso Garibaldi e poi soprattutto con Brera dove dal 1983 al 1995 insegnò a studenti e uditori a ragionare sul fare artistico.

Oggi quell’eredità (di cui «dalla sua morte la città e le istituzioni si sono totalmente disinteressate», sottolinea la figlia Silvia) viene finalmente celebrata nei giganteschi spazi dell’hangar Bicocca, come vera e propria summa dei capisaldi artistici e teorici dell’autore, ma anche di quella filosofia del site specific di cui fu Fabro principale fautore, con una selezione di 50 opere (da «Tubo da mettere nei fiori» fino a «Eclissi di cielo»), ripercorrendo 40 anni di ricerca sul rapporto tra scultura, materiali e relazioni; ma anche con i canoni rinascimentali, l’enfasi barocca, la classicità greca.

Cuore della mostra in tutti i sensi è la ricostruzione fedele di «Habitat», il monumentale progetto realizzato da Fabro nel 1981 al museo Boymans-van Beuningen di Rotterdam, cinque corridoi circoscritti da pareti ricoperte di carta al cui interno troneggia una ventina di opere: dalla serie delle Italie, le sue iconiche sculture che ridefiniscono la sagoma geografica della penisola attraverso l’uso di materiali diversi e posizioni inconsuete, alla serie dei Piedi, fino al celebre Io, il grande uovo di bronzo modellato sulle esatte misure del corpo dell’artista rannicchiato in posizione fetale su un piedistallo fatto di carta rotativa. Opere che vibrano oggi più di allora.