Dal palco del Dal Verme, per tre serate, metterà al centro quello che in genere resta ai margini. Max Gazzè sarà in città per la tappa milanese del suo tour «L’ornamento delle cose secondarie», lunedì, martedì e mercoledì (anche nelle prossime città farà tre giorni di concerti).
«Le cose sono secondarie finché qualcuno non decide di prendersene cura». E «hanno bisogno di attenzione perchè diventino primarie». Tutto l’album è stato registrato su nastro magnetico a 432 Hz invece dei tradiazionali 440, «una scelta armonica». Così, alla Triennale, Gazzè aveva raccontato il suo progetto: «Le armoniche si mischiano meglio»; sono state usate da Mozart, Verdi e Wagner, ma anche dai Pink Floyd in «The Dark Side Of The Moon».
In teatro, dunque. Sullo sfondo una scenografia di sagome umane illuminate progressivamente e una grande clessidra, simbolo del tempo e delle trasformazioni che attraversano i momenti della vita. Letture registrate introducono i diversi momenti del concerto, accompagnando brani come «Il contadino magro», «L’eremita», «Intermezzo bianco» e «Io, Giuda». Nel foyer del teatro una mostra itinerante mette in relazione le composizioni del nuovo album con un dipinto realizzato da Maria Salvucci.
Dopo la presentazione dei nuovi venti brani, via al repertorio che lo ha consacrato fra il grande pubblico: «Il solito sesso», «La favola di Adamo ed Eva», «Mentre dormi», «Ti sembra normale» e «Sotto casa». Le due dimensioni musicali appartengono a trent’anni di carriera fra pop, ironia e scrittura raffinata, spesso firmata a quattro mani con il fratello Francesco, il basso al centro di tutto. I momenti da ricordare: «Cherubini scalzi» presenta la sua Roma vista dai margini, «Rumore» trasforma il ricordo d’infanzia della chiesetta vicino a casa in una riflessione tra preghiera e caos. E c’è un pensiero per Franco Battiato, ricordato «con affetto paterno»: il tour aperto nel 1996, le conversazioni su Gurdjieff e Ouspensky.
