Un nuovo, drammatico episodio di violenza colpisce il personale sanitario, riaccendendo l’allarme sulla sicurezza nei presidi d’emergenza. Nella tarda serata di ieri, sabato 7 novembre, due infermiere in servizio al pronto soccorso dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia sono state brutalmente aggredite da una ragazza minorenne. Il bilancio è pesante: una delle professioniste ha riportato la frattura della mandibola, ricevendo una prognosi di 30 giorni, mentre la collega ha subito lesioni al volto giudicate guaribili in 7 giorni.
Stando al racconto fornito da Fp Cisl Emilia Centrale, i fatti si sono verificati poco prima delle ore 22.00, in un momento in cui la situazione all’interno dei locali del triage appariva insolitamente tranquilla. All’improvviso, la giovane, portata al pronto soccorso per effettuare un accertamento, ha scatenato la propria furia contro le uniche due sanitarie presenti nell’area di accettazione.
Una delle due infermiere ha descritto i primi, concitati istanti della violenza, spiegando che si trovava inizialmente in una posizione di ascolto e che nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto dopo pochi istanti: “Ero accovacciata vicino a lei, per mostrarle empatia e provare ad aiutarla. Improvvisamente è cambiato tutto, mi ha dato due pugni sulla mandibola. Sono caduta a terra, ha iniziato a calciarmi con una violenza assurda”. La furia della ragazzina non ha risparmiato neppure l’altra infermiera, colpita con violenza mentre cercava di soccorrere la collega.
Il pulsante antipanico, installato a muro dietro la postazione, è rimasto fuori portata per interminabili istanti, quantificati in circa 40 secondi di puro terrore, prima che una delle due donne riuscisse a sottrarsi ai colpi, a rialzarsi da terra e a premerlo per chiedere aiuto. A quel punto sono scattati i protocolli di emergenza: le guardie giurate sono intervenute bloccando la giovane responsabile dell’aggressione, mentre la polizia è arrivata sul posto circa dieci minuti dopo.
A rendere ancora più vulnerabili le due professioniste è stata una sfortunata coincidenza temporale. “Sono passati 40 secondi e sembrava un’eternità”, ha confessato l’infermiera che ha riportato la frattura alla mandibola, evidenziando come l’aggressione sia avvenuta proprio in concomitanza con il cambio di turno del personale di vigilanza. La sanitaria ha poi lanciato un appello per sollecitare interventi strutturali non più rimandabili: “Il nostro pronto soccorso non è per niente schermato, avremmo davvero bisogno di un posto di polizia h24 e di sistemi più rapidi per la chiamata dei soccorsi, anche sistemi indossabili”.
L’episodio ha scatenato l’immediata reazione delle sigle sindacali, da tempo in prima linea nel denunciare l’esposizione al rischio dei lavoratori negli ospedali. Gennaro Ferrara, segretario della CISL FP Emilia Centrale, si è messo subito in contatto con il personale del Santa Maria Nuova, raccogliendo la testimonianza diretta di una delle vittime. “Questa ennesima storia di violenza arriva a stretto giro rispetto all’altra aggressione del 24 ottobre, quando un’altra infermiera venne pestata nello stesso pronto soccorso”, ha dichiarato Ferrara. “Le nostre colleghe non sono pungiball, entrano in servizio per aiutare le persone e devono poter tornare a casa sane e salve. E per ottenere questo risultato occorre avere un sistema più rapido di chiamata dei soccorsi”, ha aggiunto.
Tra le misure richieste dal sindacato vi sono l’introduzione di dispositivi antipanico indossabili, in modo da non vincolare la chiamata d’emergenza alla vicinanza a una parete, la dotazione di bodycam per il personale di prima linea, come strumento di deterrenza e tutela legale e un potenziamento complessivo dei presidi di sicurezza fissi e dei controlli negli orari notturni.
