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Cronaca nera

Femminicidio a Varese. La difesa: “Io aggredito”

L’avrebbe uccisa con lo stesso coltello con cui la donna si sarebbe scagliata contro di lui, durante una lite in un appartamento affittato a Vergiate (Varese)

Nella combo, il luogo a Vergiate (Varese) dove Marco Panichi (nel riquadro) avrebbe ucciso a coltellate la fidanzata per poi raggiungere Avezzano e costutuirsi, 23 ottobre 2026. ANSA/ CARNAGHI / FACEBOOK +NPK+

Uccide per legittima difesa la fidanzata colombiana di 36 anni. Questo è quello che racconta ai carabinieri Marco Panichi, 53 anni, originario di Civitella Roveto, in Abruzzo. L’avrebbe uccisa con lo stesso coltello con cui la donna si sarebbe scagliata contro di lui, durante una lite in un appartamento affittato a Vergiate (Varese). Dopo l’omicidio l’uomo fugge nella sua Marsica per costituirsi, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Leonardo Casciere, ad Avezzano. Davanti al pm Maurizio Maria Cerrato, Panichi confessa il delitto ricostruendo la tragedia. La donna, secondo l’esame del medico legale, viene raggiunta da numerosi fendenti in più parti del corpo. Panichi, d’altro canto, avrebbe riportato diverse lesioni nel tentativo di parare i colpi della donna. «Il mio assistito ha chiarito molte posizioni- spiega l’avvocato Casciere -, ha raccontato che l’aggressione non è partita da lui ma dalla donna, gelosissima.Lei aveva un coltello in mano e Panichi ha numerose ferite da difesa sia sul braccio sinistro che sulla mano destra». Il delitto, l’ennesimo femminicidio, è avvenuto nel varesotto dove la coppia era in vacanza. Dopo l’accaduto l’omicida sarebbe fuggito per paura e avrebbe raggiunto il padre prima di consegnarsi in caserma. L’uomo è stato sottoposto a fermo di pg con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Reato che potrebbe trasformarsi in femminicidio, che prevede la pena dell’ergastolo. Da chiarire se, effettivamente, ci siano gli estremi per l’eccesso colposo di legittima difesa anche se il numero dei colpi inferti alla donna potrebbe fare la differenza e scartare questa ipotesi di reato. Il gip della Procura marsicana dovrà convalidare o meno il fermo e stabilire la misura cautelare. Dopo la confessione, i carabinieri di Gallarate si precipitano nell’abitazione indicata da Panichi a Vergiate. Qui trovano la vittima stesa a terra in camera da letto. Accanto al corpo l’arma del delitto sporca di sangue. È la Procura di Busto Arsizio ad aprire il fascicolo per omicidio anche se poi l’indagine sarà accorpata con quella di Avezzano. Si attendono gli esami sulle impronte sul coltello. Spetterà all’Istituto di Medicina legale di Pavia l’esame autoptico. Disposti accertamenti per chiarire la dinamica del delitto.

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