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Cronaca nera

Gettò la figlia di sette mesi dal terrazzo: assolta per incapacità di intendere e di volere

La Corte d’Assise di Catania ha disposto tre anni di libertà vigilata per Anna Maria Geraci, che dovrà continuare a vivere in una comunità terapeutica e seguire il programma di cure stabilito dai medici

Carabinieri e polizia locale sul luogo dove una bambina, sembra di pochi mesi, � stata lanciata in strada da un balcone ed � successivamente  morta a Misterbianco, 30 aprile 2025.
ANSA/Orietta Scardino
Carabinieri e polizia locale sul luogo dove una bambina, sembra di pochi mesi, � stata lanciata in strada da un balcone ed � successivamente morta a Misterbianco, 30 aprile 2025. ANSA/Orietta Scardino

È stata assolta perché incapace di intendere e di volere al momento dei fatti Anna Maria Geraci, la donna che nel maggio 2025 gettò dal terrazzo della sua abitazione di Misterbianco, nel Catanese, la figlia Maria Rosa, di appena sette mesi, provocandone la morte. La decisione è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Catania, che ha escluso la responsabilità penale della quarantunenne a causa delle sue condizioni psichiche. L’assoluzione non significa, tuttavia, che la donna possa tornare liberamente a casa. I giudici hanno disposto per lei tre anni di libertà vigilata, con l’obbligo di permanenza nella comunità terapeutica che già la ospita oppure in un’altra struttura individuata dai servizi di salute mentale. Geraci dovrà seguire il programma terapeutico prescritto e non potrà uscire da sola: ogni spostamento dovrà avvenire con l’accompagnamento di un operatore. Le sue condizioni saranno monitorate costantemente. Ogni tre mesi i responsabili sanitari dovranno trasmettere una relazione sull’andamento delle cure e segnalare tempestivamente eventuali rifiuti della terapia, violazioni delle prescrizioni o peggioramenti del quadro psichico. La donna è assistita dall’avvocato Alfio Grasso. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni.

La tragedia a Misterbianco

Secondo la ricostruzione dei fatti, Geraci all’epoca prese in braccio la piccola Maria Rosa, salì sulla terrazza dell’abitazione, al terzo piano di un edificio in via Marchese, e la lanciò nel vuoto da un’altezza di oltre dodici metri. La bambina morì per le conseguenze della caduta. Alla scena aveva assistito anche il fratello maggiore, che all’epoca aveva sette anni. In casa si trovavano il compagno della donna e alcuni familiari, tra cui la madre e la sorella di lui, che si erano trasferite per aiutarla nella gestione dei bambini. Il padre della neonata, che aveva lavorato durante la notte, sarebbe stato svegliato dalle urla e sarebbe sceso in strada, tentando inutilmente di soccorrere la figlia. Colto da un malore, fu accompagnato in ospedale, dove venne assistito e poi dimesso. Dopo la tragedia intervennero i carabinieri, che fermarono la donna. Inizialmente Geraci fu arrestata con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

La depressione post parto

Prima della morte della piccola, Geraci era seguita dai servizi sociali del Comune di Misterbianco e dal dipartimento di Salute mentale dell’Asp di Catania. Era inoltre sottoposta ad amministrazione di sostegno, disposta dal Tribunale di Catania, e aveva attraversato una grave depressione post parto. Secondo quanto riferito all’epoca dai familiari, i parenti le erano vicini proprio per assisterla e prendersi cura dei figli. I congiunti avevano dichiarato di non aver riconosciuto segnali che facessero presagire una tragedia simile. “Aveva avuto una forte depressione dopo il parto, ma niente lasciava capire che potesse esserci una tragedia come questa”, aveva raccontato una familiare.

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