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Cronache

Francia, proteste e violenze da Parigi a Limoges: 855 fermi nella capitale, incendiato un municipio storico

L’assalto al municipio di Limoges diventa il simbolo di una nuova ondata di tensioni sociali che mette sotto pressione il governo e il presidente Emmanuel Macron

Il campanile che crolla, il tetto divorato dalle fiamme, un’immensa colonna di fumo che si alza sopra il centro storico. È l’immagine dell’Hôtel de Ville di Limoges a raccontare meglio di qualsiasi altra la giornata di proteste che ieri ha sconvolto il Paese. Quello che doveva essere un appuntamento nazionale contro il carovita e il deterioramento dei servizi pubblici si è trasformato, in diverse città, in una sequenza di assalti alle istituzioni, saccheggi e violenti scontri con le forze dell’ordine.

Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, alle manifestazioni hanno partecipato 550mila persone, mentre gli organizzatori ne rivendicano 800mila. Una mobilitazione che ha riunito studenti, lavoratori, sindacati, attivisti climatici e rappresentanti del movimento dei Gilet gialli, ma che è stata oscurata dalle violenze esplose soprattutto nel pomeriggio e proseguite fino a tarda sera.

Il bilancio della giornata, secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità francesi, è di oltre 1.200 fermi a livello nazionale e 150 poliziotti e gendarmi feriti. Ma è soprattutto Parigi a registrare numeri senza precedenti: secondo quanto comunicato dalla polizia francese domenica 18 ottobre, nella sola capitale sono state fermate 855 persone, un record secondo le autorità. Un dato che restituisce la portata di una crisi di ordine pubblico destinata ad aprire un nuovo fronte politico per il governo di Sébastien Lecornu e per il presidente Emmanuel Macron.

A Limoges, capoluogo dell’Alta Vienne, la manifestazione aveva richiamato circa cinquemila persone. Secondo la ricostruzione delle autorità, tra i partecipanti erano presenti alcune centinaia di individui considerati radicalizzati e particolarmente violenti.

I primi scontri si sono verificati nei pressi di un accesso autostradale, dove alcuni manifestanti cercavano di raggiungere la carreggiata. Le forze dell’ordine sono state bersagliate da lanci di oggetti, mentre alcuni automobilisti sono stati presi di mira. La situazione è poi precipitata nel centro cittadino.

Davanti al municipio è stata incendiata un’automobile della polizia municipale. Poco dopo, un gruppo di persone incappucciate ha infranto le vetrate dell’edificio, riuscendo a introdursi all’interno e ad appiccare il fuoco. Le fiamme si sono propagate rapidamente da un’ala della struttura fino al tetto. Poco prima delle 21.00 il campanile è crollato, mentre i vigili del fuoco tentavano di impedire che l’incendio divorasse l’intero complesso.

Il municipio, inaugurato nel 1883 e classificato monumento storico, rappresenta uno degli edifici simbolo della città. Durante la Seconda guerra mondiale aveva anche ospitato parlamentari belgi in esilio. Secondo il prefetto dell’Alta Vienne, la struttura è ormai in gran parte perduta.

Il sindaco Guillaume Guérin ha denunciato la gravità dell’assalto, sostenendo che alcuni agenti municipali sarebbero stati minacciati di morte durante l’irruzione. Ha inoltre accusato gli aggressori di aver agito in maniera metodica, prendendo deliberatamente di mira i simboli dell’autorità pubblica. Nella città sono state incendiate o gravemente danneggiate anche quattro automobili della polizia nazionale e due della municipale. Altri scontri sono avvenuti davanti alla prefettura, mentre diversi negozi del centro sono stati saccheggiati.

Quello di Limoges non è stato un episodio isolato. A Parigi, Marsiglia, Lione e Lille, la giornata di mobilitazione ha lasciato dietro di sé vetrine infrante, veicoli incendiati, esercizi commerciali saccheggiati e strade devastate.

Nella capitale, i cortei contro l’aumento del costo della vita hanno visto la partecipazione di una galassia di organizzazioni politiche, sindacali e studentesche. Le tensioni sono sfociate in violenti scontri tra gruppi di manifestanti e reparti antisommossa, con lanci di oggetti, incendi e interventi delle forze dell’ordine.

A restituire la dimensione delle violenze nella capitale è soprattutto il numero dei fermi. Secondo il bilancio aggiornato dalla polizia francese, sono 855 le persone fermate a Parigi durante le proteste di ieri, un dato definito record dalle stesse autorità. Una cifra che rappresenta una parte consistente degli oltre 1.200 fermi registrati complessivamente in Francia. Gli scontri, proseguiti per diverse ore, hanno messo in difficoltà il dispositivo di sicurezza, costringendo poliziotti e gendarmi a intervenire contemporaneamente in diversi quartieri.

La frammentazione dei gruppi violenti e la loro capacità di spostarsi rapidamente hanno complicato il contenimento dei disordini, mentre in alcune aree della capitale si moltiplicavano incendi, devastazioni e saccheggi. Secondo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, sono state registrate intrusioni o tentativi di assalto ai municipi di Marsiglia, Lille, Calais e Angers, oltre ad attacchi contro sedi delle prefetture, tra cui quella di Bordeaux. A Marsiglia e Brest sono stati presi di mira anche commissariati di polizia.

A Bordeaux è stata inoltre devastata la residenza ufficiale della prefetta della Gironda, rendendo necessario l’intervento del RAID, l’unità speciale della polizia nazionale francese. Il ministro ha denunciato l’azione di gruppi estremamente mobili, capaci di colpire simultaneamente in punti diversi delle città e di disperdere le forze dell’ordine. Secondo la sua ricostruzione, alle azioni dei gruppi radicali si sarebbero aggiunti sacche

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