Avrebbe fatto avere agli stessi indagati foto di atti riservati di un’indagine in corso su ‘ndrangheta, bitcoin e banche, oltre ad avere gestito di fatto dei beni sequestrati e depositati sul Fug, fondo unico giustizia. Domenico Bruno, ex autista dell’ufficio Gip di Milano è stato arrestato stamani per “accesso abusivo” al registro degli indagati e “rivelazione di segreto”. Nell’inchiesta, che ha portato a 16 arresti in carcere e 14 ai domiciliari, è finito ai domiciliari Rocco Romellano, avvocato noto per avere difeso indagati in molti processi per mafia. Tramite Romellano, Bruno avrebbe fatto avere gli atti a un ai principali accusati dell’indagine della Procura di Milano e della Gdf che, con 30 arresti e un sequestro di 21 milioni, ha smantellato la “banca della criminalità” organizzata. L’inchiesta avrebbe fatto emergere 110 milioni di euro di “fatture false” e “il riciclaggio internazionale da 68 milioni di euro tramite criptovalute”.
Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle a Pero, nel milanese, “dietro la formale copertura di una società di autonoleggio, era stata costituita una vera e propria ‘banca occulta’ facente capo a tre soggetti italiani ritenuti contigui a organizzazioni mafiose. Due stabili referenti di cosche della ‘ndrangheta crotonese (già condannati in via definitiva nelle inchieste “Infinito” e “Aemilia”) e uno organico al clan dei Casalesi". Il sodalizio criminale si sarebbe anche avvalso “del supporto di complici cinesi e albanesi, configurando un’infrastruttura finanziaria transnazionale ad altissima efficienza illecita”.
