La Cina si prepara all’inverno mettendo al sicuro le forniture energetiche. Pechino, con la guerra in Iran che non accenna ad arrivare a un punto di svolta, ha anticipato gli acquisti di gas naturale per proteggersi da possibili rincari e interruzioni degli approvvigionamenti, cercando di ridurre l’esposizione alle tensioni in Medio Oriente. La strategia del governo di Xi Jinping non riguarda soltanto il riscaldamento di famiglie e imprese durante i mesi più freddi. L’obiettivo del Dragone coincide anche con il limitare i rischi per l’industria, contenere i costi energetici e conservare margini di manovra in uno scenario internazionale assolutamente instabile.
Le scorte della Cina
Partiamo dalle scorte cinesi di gas. Secondo quanto riportato da Bloomberg, alla fine di settembre quelle sotterranee avevano raggiunto l’80% della capacità. Le grandi società energetiche statali, alle quali Pechino affida il compito di garantire la sicurezza delle forniture, risultano quindi vicine agli obiettivi di riempimento fissati per la stagione fredda.
Resta un possibile punto debole: la recente diminuzione delle riserve di gas naturale liquefatto (GNL) nei terminali d’importazione potrebbe generare una domanda aggiuntiva di circa 2 milioni di tonnellate per ricostituire le scorte. Ricordiamo che la Cina non pubblica dati ufficiali completi sulle proprie riserve, rendendo le sue mosse particolarmente importanti per gli operatori internazionali, che osservano gli acquisti cinesi per anticipare gli equilibri tra domanda e offerta.
Le conseguenze della guerra in Iran
La guerra in Iran, dicevamo, rischia di mantenere elevata la pressione sui prezzi, e l’andamento delle quotazioni petrolifere può condizionare anche i consumi di gas.
Secondo OilChem, società cinese di consulenza sulle materie prime, se il petrolio dovesse restare sopra i 100 dollari al barile a causa della crisi mediorientale, la domanda cinese di gas potrebbe diminuire di circa il 4% rispetto all’anno precedente, fermandosi intorno ai 190 miliardi di metri cubi.
A pesare sono i costi e la prudenza degli acquirenti industriali, assai poco propensi a comprare carichi sul mercato spot mentre i prezzi asiatici del GNL si mantengono vicini ai massimi degli ultimi quattro anni. Anche un inverno più mite, favorito dal fenomeno climatico El Nino, potrebbe contribuire a contenere i consumi.
Il gioco energetico di Xi
La dipendenza dalle importazioni di greggio espone Pechino agli shock geopolitici e alle oscillazioni dei prezzi. In tutto ciò le tensioni in Medio Oriente possono ripercuotersi sui costi di trasporto, sulla produzione industriale e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
La soluzione del Dragone? Diversificare le fonti, rafforzare le riserve e consolidare i rapporti con i fornitori, dal Golfo Persico alla Russia. Sul gas, inoltre, la disponibilità di contratti di lungo periodo offre una protezione parziale dalla volatilità dei mercati.
Per Zhou Shuhui, esperto del China Petroleum Planning and Engineering Institute, il Paese ha assicurato risorse sufficienti a coprire il fabbisogno fino al 2030, condizione, questa, che gli garantisce maggiore flessibilità rispetto ai compratori costretti a rincorrere i carichi disponibili sul mercato internazionale.
Un’occasione da sfruttare
Questa flessibilità potrebbe trasformarsi in una leva commerciale. Se i consumi interni dovessero rallentare e i prezzi esteri restassero più convenienti, gli importatori cinesi potrebbero rivendere parte dei carichi di GNL acquistati tramite contratti, contribuendo ad aumentare l’offerta disponibile per altri Paesi, Europa compresa.
La partita di Xi Jinping va ben oltre la semplice costituzione di scorte. L’accumulo di risorse energetiche ha obiettivi ben precisi: proteggere la crescita economica, ridurre la vulnerabilità alle crisi esterne e mantenere un vantaggio negoziale. Non è affatto poco.
