A Carige sale il pressing su Malacalza

La Borsa vede l'assemblea a febbraio per l'ok all'aumento. Il faro Consob

Fine settimana di contatti tra il vertice e la base azionaria di Carige, mentre si stringe il pressing «istituzionale» intorno alla famiglia Malacalza per trovare una soluzione strutturale che ponga definitivamente in sicurezza la banca ligure.

Dopo l'aut aut della Vigilanza europea - che ha già ricevuto sia i vertici dell'istituto sia gli stessi Malacalza - secondo indiscrezioni sarebbe ora in campo anche Consob. Obiettivo capire se Malacalza, che con la sua astensione in assemblea ha di fatto bloccato la ricapitalizzazione da 400 milioni concordata con la Ue, eserciti o meno una influenza dominante sull'istituto. Se tale situazione fosse confermata, l'Authority potrebbe chiedere alla Malacalza Investimenti, primo socio di Carige con il 27% circa, di approntare un'Opa. Agli attuali prezzi di Borsa (Carige capitalizza 84 milioni circa, dopo il recupero del 15% messo a segno venerdì), l'operazione costerebbe circa 60 milioni all'imprenditore. Ma non risolverebbe i problemi della banca, che dovrebbe infatti poi essere comunque ricapitalizzata.

Ecco perché la prospettiva più probabile pare quella di riconvocare al più presto, come ha ordinato la Bce, l'assemblea dei soci così da procedere con la ripatrimonializzazione: visti i tempi tecnici la prima finestra utile per l'assise è febbraio, così da completare poi l'operazione entro l'estate.

Gli stessi Malacalza avrebbero comunque confermato alla Vigilanza di essersi astenuti perché desiderano maggiori dettagli sul piano industriale e quindi chiari segnali che Carige abbia invertito la rotta.

Tutto questo in attesa del cavaliere bianco invocato dalla stessa Vigilanza. Tra gli indiziati delle sale operative c'è il Banco Bpm, il cui ad Giuseppe Castagna ha detto che nel 2019 potrebbero aprirsi scenari di consolidamento per il gruppo, a patto però che il mercato sia «meno incerto e volatile» e che migliorino «le performance di redditività e di profittabilità». Anche perché ad oggi Carige poggia sul bond da 320 milioni sottoscritto dal Fondo interbancario, da rimborsare appunto con l'aumento. Altrimenti non resterebbe che convertire il bond e avviare il salvataggio di sistema.

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